Pulizia e carteggiatura: come preparare il cancello in legno
Prima di aprire qualsiasi barattolo dedica un paio d'ore alla superficie, perché è lì che si decide la tenuta del trattamento. Passa una spazzola a setole rigide su tutte le facce del cancello in legno per togliere polvere, terriccio e foglie incastrate nelle traverse, poi lava con acqua tiepida e un detergente neutro. Se trovi zone annerite dalle muffe o aloni grigi lasciati dal sole, insisti con un prodotto specifico per il ripristino del legno da esterno e risciacqua con cura; dove la vecchia finitura si sta sfogliando, carteggia con carta a grana media seguendo la venatura, fino a ritrovare fibre sane e omogenee. Lascia poi asciugare per qualche giornata di bel tempo, perché il legno deve essere asciutto anche sotto la superficie: su un supporto ancora umido il prodotto non penetra e l'acqua resta intrappolata. Approfitta della sosta per curare la ferramenta, pulendo cerniere, cardini e chiavistello dalla ruggine e ingrassandoli, e verifica che le staffe di ancoraggio non abbiano gioco. Un cancello che chiude bene sollecita meno le giunzioni e si deforma meno quando il legno si gonfia con la pioggia.
Impregnante o olio: cosa protegge davvero il legno da esterno
Con la superficie pronta resta da scegliere cosa darle. Su una struttura esposta alle intemperie falegnami e posatori di recinzioni si orientano quasi sempre su un impregnante a poro aperto: penetra nelle fibre, respinge l'acqua e lascia traspirare il legno, così non si formano le bolle e le scaglie tipiche delle finiture filmogene, che una volta crepate fanno entrare l'acqua e vanno poi rimosse del tutto. Quasi tutti gli impregnanti per esterno contengono additivi fungicidi e insetticidi, utili soprattutto sui montanti vicini al terreno. Fra base acqua e base solvente la differenza pratica sta nell'odore e nei tempi di asciugatura: i primi si puliscono con acqua e tornano asciutti prima, i secondi penetrano un po' di più sui legni duri. Il punto che molti trascurano è il colore. Un impregnante incolore protegge dall'acqua ma quasi per niente dai raggi ultravioletti, che nel giro di una stagione ingrigiscono le fibre in superficie: se il cancello guarda a sud o resta scoperto tutto il giorno, orientati su una tinta pigmentata, anche solo un nocciola o un noce chiaro. L'olio per esterni è l'altra strada possibile, più naturale al tatto e facile da ritoccare senza carteggiare, ma chiede riapplicazioni più ravvicinate, in genere una o due volte l'anno secondo l'esposizione. Scegli in base al tempo che sei disposto a dedicargli ogni anno, non solo all'effetto finale.
Come stendere il prodotto, dalle teste di taglio alla seconda mano
Aspetta una giornata asciutta e stabile, con temperatura fra i 10 e i 25 gradi e senza pioggia prevista nelle ventiquattro ore successive, ed evita il sole battente che asciuga il prodotto prima che riesca a penetrare. Mescola l'impregnante lentamente, senza montarlo: i pigmenti si depositano sul fondo e una rimestata accurata basta a evitare differenze di tonalità da un'anta all'altra. Stendi con un pennello piatto, sempre nel senso della venatura e a mani sottili, perché il legno assorbe quello che può e il resto resta in superficie appiccicoso: quello in eccesso va ripreso con un panno pulito prima che tiri. Dedica attenzione alle teste di taglio, cioè alle estremità dei listelli e dei montanti, che assorbono molta più acqua delle facce laterali ed è da lì che partono quasi tutti i marciumi: trattale finché continuano a bere prodotto. Stesso discorso per i punti di giunzione, per la fascia bassa delle ante e per il lato interno, spesso dimenticato perché meno in vista. La seconda mano si dà rispettando il tempo indicato sulla scheda del prodotto, di solito circa ventiquattro ore, ed è quella che allunga davvero la durata: con due mani ben date arrivi in primavera senza ritocchi.
Controlli e piccola manutenzione durante i mesi freddi
Il trattamento autunnale regge meglio se durante l'inverno tieni d'occhio due o tre cose. La prima è l'acqua che ristagna alla base dei montanti: se il terreno intorno ai pali resta fradicio per giorni il legno lavora a contatto costante con l'umidità e prima o poi cede proprio lì, dove è più difficile accorgersene in tempo. Ricava una leggera pendenza o uno strato di ghiaia drenante attorno all'ancoraggio e controlla che le piastre zincate a terra non trattengano fanghiglia e foglie bagnate. Dopo una nevicata libera la parte bassa delle ante appena puoi, senza ricorrere a sale o prodotti antighiaccio, che corrodono la ferramenta e lasciano aloni biancastri sul legno. Con i cicli di gelo e disgelo le viti si allentano e i cardini prendono gioco, quindi una passata con la chiave a inizio inverno e un'altra a fine stagione evitano che l'anta finisca per strisciare a terra. Quando a marzo il legno torna asciutto osserva le superfici controluce: se l'acqua non perla più e il colore appare spento, programma una mano di rinfresco, molto più rapida e meno costosa di un ripristino rimandato di anni.





