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Bonsai in inverno: quando e quanto annaffiare

Aggiornato il 06 novembre 20264 capitoli
Perché in inverno il bonsai beve meno: il riposo vegetativo

Perché in inverno il bonsai beve meno: il riposo vegetativo

Con l'arrivo del freddo quasi tutte le specie da bonsai entrano in riposo vegetativo: le caducifoglie come aceri, faggi e melograni perdono le foglie, mentre sempreverdi e conifere riducono al minimo la loro attività. Senza foglie non c'è traspirazione e con le temperature basse l'acqua nel substrato evapora molto lentamente, quindi la pianta consuma una frazione di quello che beveva in estate. Annaffiare il bonsai in inverno con lo stesso ritmo della bella stagione è l'errore più frequente e anche il più dannoso, perché un pane di terra sempre zuppo e freddo toglie ossigeno alle radici e favorisce i marciumi radicali, che spesso ti accorgi di avere solo in primavera, quando la pianta non riparte. Il riposo vegetativo non significa però che il bonsai possa restare all'asciutto: le radici vive continuano a lavorare, anche se poco, e il vaso basso tipico di queste piante trattiene una riserva idrica minima. Per questo in inverno sospendi le concimazioni, che la pianta non saprebbe utilizzare, e concentra l'attenzione sull'umidità del substrato, controllandola con regolarità invece di seguire un calendario fisso.

Quando annaffiare: lo decide il substrato, non il calendario

Il momento giusto per annaffiare lo stabilisce il substrato, non il giorno della settimana. Infila un dito o uno stecchino di legno per un paio di centimetri nel terriccio: se esce umido e fresco aspetta, se esce quasi asciutto è ora di bagnare. Con i substrati drenanti usati dai bonsaisti, a base di akadama e pomice, aiuta anche il colore: i granuli scuri sono ancora umidi, quelli che tornano chiari e opachi segnalano che l'acqua è finita. Pure il peso del vaso, sollevato con una mano, dice molto a chi conosce la propria pianta. In pratica un bonsai tenuto all'aperto in pieno inverno può aver bisogno d'acqua solo ogni una o due settimane, e nelle zone piovose spesso basta la pioggia; un esemplare tropicale tenuto in casa, dove il riscaldamento asciuga l'aria, va controllato ogni due o tre giorni. Evita di bagnare se è annunciata una gelata notturna, perché il substrato fradicio che ghiaccia danneggia le radici fini più del freddo in sé. Scegli le ore centrali di una giornata mite, così l'acqua in eccesso ha il tempo di drenare prima del calo di temperatura della sera.

Quanto annaffiare: bagnature a fondo ma distanziate

Quando il substrato è asciutto, bagna comunque a fondo: dare poca acqua e spesso non funziona con i bonsai, perché inumidisce solo lo strato superficiale e lascia secche le radici più profonde. Versa con un annaffiatoio a rosa fine finché l'acqua esce dai fori di drenaggio, lascia assorbire qualche minuto e ripeti una seconda volta, così tutto il pane di terra si inzuppa in modo uniforme. Quello che cambia in inverno è la frequenza degli interventi, non la quantità di acqua di ciascuno. Usa acqua a temperatura ambiente, mai gelida, e se puoi acqua piovana o lasciata decantare, meno ricca di calcare. Svuota sempre il sottovaso: un bonsai che resta per giorni con le radici nell'acqua fredda va incontro facilmente ai marciumi. Se il substrato si è compattato o si è staccato dalle pareti del vaso e l'acqua scivola via senza penetrare, immergi il vaso in una bacinella fino al bordo per una decina di minuti; è un rimedio da usare di rado, ma in inverno ti garantisce che l'acqua arrivi davvero alle radici.

Fuori o in casa: gelo, caloriferi e specie tropicali

Le specie rustiche come pini, ginepri, aceri, faggi e olmi vogliono passare l'inverno all'aperto, perché il freddo serve loro per completare il riposo vegetativo: proteggi però il vaso, che è la parte più esposta, interrandolo in una cassetta di torba o corteccia, oppure spostando la pianta in una serra fredda o sotto una tettoia nei periodi di gelo intenso. Qui annaffiare diventa quasi un'eccezione: controlla dopo le gelate prolungate e nelle settimane di vento secco, che asciuga il substrato più di quanto si immagini. L'olivo, pur essendo mediterraneo, soffre sotto i cinque gradi circa e gradisce un riparo luminoso. I bonsai tropicali e subtropicali come ficus, carmona e serissa restano in casa, e per loro il riposo è molto più blando: con le temperature di un appartamento continuano a vegetare lentamente e bevono con una certa regolarità. Tienili lontani da termosifoni e stufe, davanti a una finestra luminosa, e compensa l'aria secca nebulizzando le foglie o appoggiando il vaso su un vassoio di argilla espansa bagnata, senza che il fondo tocchi l'acqua. Bagnali quando la superficie si asciuga, con la stessa attenzione a non lasciare mai ristagni.

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