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Come proteggere i bonsai da esterno durante l'inverno

Aggiornato il 30 settembre 20264 capitoli
Preparare i bonsai da esterno al freddo: posizione e pacciamatura

Dove sistemare i vasi e come riparare la zolla dal gelo

Il freddo in sé non mette in crisi i bonsai da esterno: aceri, olmi, pini e ginepri hanno bisogno di settimane fredde per completare il riposo vegetativo e ripartire bene a primavera. Il punto debole è il vaso, che trattiene pochissimo substrato e gela in poche ore, mentre il vento sottrae umidità a rami e aghi: l'alberello si disidrata perché le radici, imprigionate nel ghiaccio, non assorbono più. Proteggere i bonsai da esterno durante l'inverno vuol dire quindi ragionare su posizione e contenitore, non tenere le piante al caldo. Prima delle gelate più decise sposta i vasi dove il vento dominante e il sole invernale diretto non arrivano: il lato est o nord di un muro, il riparo di una siepe sempreverde. A rovinare le radici fini è l'alternanza di gelo e disgelo, che un'esposizione stabile riduce parecchio. Copri poi il substrato con tre o quattro centimetri di pacciamatura, corteccia di pino sminuzzata, foglie secche o paglia, trattenuta da una rete leggera se il posto è ventoso. Fascia i fianchi del contenitore con iuta o tessuto non tessuto, oppure affonda il vaso in un cassone di sabbia o terriccio: è il sistema che preferiscono i bonsaisti, perché sfrutta il calore che il suolo rilascia lentamente. Se coltivi in ciotole molto basse riparale per prime, hanno la zolla più esposta e gelano prima delle altre.

Quanta acqua dare ai bonsai nei mesi di riposo

Con il riposo il fabbisogno idrico dei bonsai cala parecchio, ma la zolla non deve mai asciugare del tutto: le radici fini seccano in fretta e il danno lo scopri solo a primavera, quando le gemme restano chiuse. Lascia perdere il calendario e controlla il substrato con un dito, per un paio di centimetri: se lo senti umido e freddo aspetta, se la superficie è asciutta e sotto trovi appena un velo di umidità è il momento di bagnare. Pini, ginepri e le altre conifere traspirano anche a gennaio, quindi chiedono verifiche più frequenti delle latifoglie spoglie come acero e olmo. Bagna a metà mattina, con temperature sopra lo zero e acqua a temperatura ambiente, mai su un substrato ancora ghiacciato: aspetta che si sciolga, altrimenti l'acqua scorre via senza entrare. Annaffiando presto, l'eccesso ha tutto il giorno per drenare e non resta nella zolla durante la notte. Verifica spesso che i fori di scolo siano liberi, perché un vaso che non drena diventa un blocco di ghiaccio: se gli alberelli stanno su una pavimentazione sollevali su listelli di legno, mentre se li hai affondati in piena terra o in un letto di ghiaia lasciali a contatto con il suolo, che in questa stagione lavora a tuo favore.

Serra fredda, cassone e tunnel per ricoverare più esemplari

Quando gli esemplari diventano tanti, o l'inverno della tua zona è lungo e con gelate forti, conviene organizzare un ricovero unico invece di fasciare vaso per vaso. La serra fredda, cioè non riscaldata, risponde bene allo scopo: l'obiettivo non è scaldare i bonsai, ma restare di qualche grado sopra la temperatura esterna, quanto basta perché il pane di terra non geli in profondità e le piante non si risveglino. Risultati simili li ottieni con un cassone freddo addossato al muro a nord o con un tunnel di archi metallici e telo traspirante, che smorza vento e pioggia battente; lascia sempre uno spazio d'aria tra il telo e i rami. Nei ricoveri chiusi il problema non è più il gelo, ma l'umidità stagnante e il tepore delle giornate di sole, che anticipa la ripartenza delle gemme. Apri le prese d'aria per un'ora quando il clima è mite, passa a controllare una volta alla settimana e togli foglie cadute e rametti secchi, dove si insediano muffe e botrite. Se hai pacciamato in abbondanza dai un'occhiata anche alla base del tronco: topi e arvicole svernano volentieri al riparo e rosicchiano la corteccia senza farsi notare fino al disgelo. Dieci minuti di controllo a settimana ti risparmiano la sorpresa di un alberello scortecciato a febbraio.

Gli errori che fanno più danni nella cura invernale

L'errore più comune è portare i bonsai da esterno in casa alle prime gelate, magari in soggiorno vicino al termosifone. Latifoglie decidue e conifere dei climi temperati il freddo lo cercano, perché serve a completare il riposo: in un ambiente caldo e asciutto si disidratano, emettono germogli lunghi e deboli e diventano terreno facile per il ragnetto rosso. Se un ricovero al chiuso è inevitabile scegli un locale freddo e luminoso, un garage con finestra o una veranda non riscaldata, e riporta gli alberelli all'aperto appena il clima lo consente. Occhio anche a non confondere le specie: ficus, carmona e serissa sono tropicali, l'inverno lo passano in appartamento. Il secondo gruppo di errori riguarda gli interventi fuori stagione. Non potare e non rinvasare in autunno inoltrato, perché le ferite non fanno in tempo a chiudersi e le radici tagliate restano esposte al gelo; rinuncia al concime, che spingerebbe vegetazione tenera; evita il filo su rami destinati a muoversi sotto il peso della neve, perché i segni profondi restano. L'inverno usalo per osservare: con l'alberello spoglio la struttura si legge meglio, puoi correggere i sostegni e preparare substrati e vasi. Quando a fine inverno le gemme iniziano a gonfiarsi ti trovi pronto a rinvasare nel momento giusto.

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