Perché il gelo rompe le tubazioni e quando intervenire
Quando la temperatura scende sotto lo zero l'acqua rimasta nelle condotte congela e aumenta di volume di circa il 9%: in un tratto chiuso quell'espansione genera una spinta interna che nessun tubo da giardino è in grado di assorbire. Svuotare l'impianto di irrigazione prima del gelo serve proprio a togliere all'acqua lo spazio in cui può fare danno. I punti che cedono sono quasi sempre gli stessi, cioè giunti, raccordi, curve e valvole, dove il materiale è più rigido e la sezione cambia di colpo; il polietilene delle linee interrate è più elastico e perdona qualcosa, ma non è immune. Il fastidio è che la rottura non si manifesta subito: il tubo cede in una notte di gennaio e tu te ne accorgi a marzo, quando riapri il rubinetto e trovi una perdita o una linea che non tiene più la pressione. Muoviti una o due settimane prima delle gelate attese nella tua zona, con il terreno ancora praticabile.
Chiudere l'alimentazione e scaricare l'acqua per gravità
Chiudere il rubinetto, da solo, non risolve nulla, perché l'acqua ferma a valle gela comunque. Comincia dalla centralina e portala su Off oppure sulla posizione Rain, così nessuna partenza programmata rimette in pressione le linee che stai svuotando. Poi chiudi la valvola di intercettazione principale installata a monte dell'impianto e, se hai un contatore dedicato all'irrigazione, chiudi anche quello; se l'acqua arriva da un pozzo o da una cisterna, ferma la pompa e intercetta la mandata. A questo punto apri tutto ciò che può far uscire l'acqua: le valvole di scarico manuali collocate nei punti più bassi del tracciato, i tappi terminali delle linee e gli sfiati, lasciando che il deflusso avvenga per gravità. Se l'impianto è dotato di valvole di drenaggio automatico basta far partire ogni settore per un paio di minuti dalla centralina, perché sono le valvole stesse ad aprirsi quando la pressione cala. Nelle irrigazioni interrate per prato le tubazioni corrono di solito a venti o trenta centimetri di profondità e il terreno le protegge: il tratto davvero critico è quello in pressione fra il punto di presa e le elettrovalvole, perché a valle delle elettrovalvole l'acqua non è mai in carico. Lascia scarichi e tappi aperti per tutto l'inverno, un tubo vuoto e areato non teme il ghiaccio.
Il soffiaggio con aria compressa: pressioni e ordine dei settori
Dove il tracciato non ha una pendenza continua verso i punti di scarico restano sacche d'acqua nei tratti bassi, e il deflusso per gravità da solo non le elimina. Qui entra il soffiaggio: collega il compressore all'apposito raccordo, posizionato di norma a valle del disconnettore, e lavora con pressioni basse, perché quello che serve è un flusso d'aria generoso e non una spinta violenta. Sulle linee in polietilene resta intorno ai 3,5 bar e non superare in nessun caso i 5,5 bar; un riduttore sul compressore ti permette di tenere il valore sotto controllo invece di affidarti al colpo d'occhio. Apri sempre un settore prima di immettere aria, mai soffiare in un impianto chiuso, altrimenti la sovrappressione si scarica sul componente più debole. Parti dalla zona più lontana dal compressore e procedi a ritroso verso quella più vicina, due o tre minuti per settore. Dagli irrigatori vedrai uscire prima acqua, poi una nebbia fine, infine solo aria asciutta: è il segnale che quel settore è libero e puoi passare al successivo, eventualmente ripassandolo una seconda volta. Se la rete è estesa o la pressione ti sembra difficile da gestire, affidare il soffiaggio a chi lo fa di mestiere costa meno di una linea da riparare.
Filtri, parti fuori terra e componenti da proteggere o ricoverare
Restano i pezzi che trattengono acqua anche quando le linee sembrano vuote, e sono spesso i più costosi. Smonta i filtri, togli le cartucce, lavale e riponile all'asciutto, poi svuota il corpo del filtro fino in fondo, perché sul fondo ne rimane sempre un dito anche a valvola chiusa; prima di rimontare, a primavera, controlla le guarnizioni, visto che una guarnizione indurita dal freddo è la causa più comune delle perdite alla riaccensione. Il disconnettore e le valvole fuori terra vanno isolati con una guaina coibentata, mentre i pozzetti delle elettrovalvole si proteggono riempiendo i vuoti con un materiale isolante asciutto. Le linee di superficie meritano un trattamento a parte: ala gocciolante, tubi capillari, gocciolatori e programmatori a rubinetto si smontano con poca fatica e svernano meglio in un locale riparato. Togli le batterie dai programmatori autonomi, mentre la centralina fissa conviene lasciarla alimentata sulla posizione di riposo per non perdere i programmi memorizzati.





