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Tessuto non tessuto e tunnel: proteggere l'orto dal gelo

Aggiornato il 10 ottobre 20264 capitoli
Come agisce il gelo sugli ortaggi invernali

Come agisce il gelo sugli ortaggi invernali

Prima di stendere un telo conviene capire da cosa stai difendendo le piante, perché il tessuto non tessuto non lavora allo stesso modo contro tutti i tipi di freddo. Quando la temperatura scende sotto lo zero, l'acqua contenuta nelle cellule può cristallizzare e lacerare i tessuti dall'interno: è per questo che una foglia gelata, al disgelo, diventa molle e traslucida invece di riprendersi. I vivaisti distinguono due situazioni. Le gelate da irraggiamento, le classiche brinate, arrivano nelle notti serene e senza vento, quando il calore accumulato dal suolo durante il giorno si disperde verso il cielo e colpisce soprattutto la parte aerea. Le gelate da avvezione, invece, sono masse d'aria polare accompagnate da vento che raffreddano in profondità, congelando i primi centimetri di terreno e il contenuto dei vasi. La differenza è pratica: contro le brinate basta spesso una copertura leggera che trattenga il calore in risalita dal suolo, mentre contro l'aria fredda in movimento serve anche una barriera al vento e una buona protezione delle radici. Guarda poi dove hai le colture più delicate, perché il colletto e le radici superficiali soffrono più delle foglie, e un radicchio che perde qualche foglia esterna si riprende, uno con il colletto gelato no. Valutare il tipo di gelata che prevale nella tua zona ti evita di comprare materiale sbagliato e ti dice se puntare su un telo semplice o su un tunnel chiuso ai lati.

Scegliere la grammatura del tessuto non tessuto

Il tessuto non tessuto, che nei cataloghi trovi abbreviato in TNT, non è tessuto a telaio come una stoffa: è un velo di fibre di polipropilene unite tra loro, resistente, che non marcisce e non si sfilaccia. La sua qualità più utile nell'orto è che lascia passare acqua, aria e luce, quindi puoi irrigare e lasciarlo in posto per settimane senza soffocare le piante, trattenendo allo stesso tempo un po' di tepore sotto la copertura. Si misura in grammi per metro quadrato: le grammature leggere, intorno ai 17 g/m², vanno bene per i climi miti, per le mezze stagioni e per le semine appena fatte; quando gli inverni sono rigidi, come al Nord, conviene passare a circa 30 g/m² oppure sovrapporre due strati leggeri, che tra l'altro ti lasciano la possibilità di togliere il secondo nelle giornate più dolci. Tieni presente che più la grammatura sale, più il telo scherma la luce: un velo pesante lasciato addosso per mesi a un'insalata la fa filare ed emaciare. Nell'orto biologico il tessuto non tessuto ha anche un secondo lavoro, perché la stessa barriera che ferma il vento tiene lontani uccelli, lumache e insetti dalle colture appena trapiantate, riducendo la necessità di intervenire con altri mezzi.

Archetti, tunnel e montaggio: evitare il contatto con le foglie

Il modo più rapido di usare il telo è stenderlo direttamente sulle colture e fissarlo lungo tutto il perimetro con pietre o con la terra stessa, ed è una soluzione che funziona su radicchi, spinaci e insalate da taglio. Ha però un limite: dove il tessuto non tessuto appoggia su foglie bagnate, il freddo passa per contatto e in quel punto la pianta si segna. Per questo, se aspetti gelate serie, è meglio sollevare la copertura con archetti di plastica o d'acciaio plastificato, o con semplici canne di bambù piegate, così da creare una piccola volta d'aria tra il telo e le piante. L'aria immobile è ciò che isola davvero, non il materiale in sé. Con gli archetti allineati lungo la fila ottieni un tunnel basso, che puoi coprire con il telo per le colture da foglia o con un film plastico quando vuoi guadagnare qualche grado in più sulle colture più esigenti. In entrambi i casi l'ancoraggio è la parte che si sbaglia più spesso: una folata notturna che solleva la copertura lascia gli ortaggi scoperti proprio nelle ore peggiori, quindi interra i bordi, aggiungi picchetti o sacchetti di sabbia lungo i lati e fissa i teli agli archetti con le apposite clip. Lascia le testate richiudibili invece di sigillarle, perché ti serviranno per aprire, controllare e raccogliere senza smontare tutto.

Gestire tunnel e teli durante l'inverno: aria, acqua, neve

Una copertura montata bene va comunque seguita, perché un tunnel chiuso cambia il microclima e non sempre in meglio. Nelle giornate di sole, anche in pieno inverno, sotto un film plastico la temperatura sale in fretta e l'umidità condensa sulle pareti: se non apri le testate per qualche ora nelle ore centrali, quell'aria ferma e satura favorisce le muffe e i marciumi del colletto, che su cavoli e insalate fanno più danni del gelo. Il tessuto non tessuto è più tollerante, perché traspira, ma anche lì conviene sollevare un lato di tanto in tanto per controllare lo stato delle piante e togliere le foglie che stanno marcendo. Sull'acqua vale una regola semplice: irriga poco e nelle ore più calde delle giornate miti, verso mezzogiorno, così il terreno asciuga in superficie prima della notte. Bagnare la sera significa lasciare acqua che gela a contatto con le radici più fini. Un suolo leggermente umido, del resto, conserva il calore meglio di uno completamente asciutto, e una pacciamatura di paglia o foglie secche attorno alle piante completa il lavoro proteggendo la zona radicale. Dopo una nevicata abbondante scuoti o alleggerisci la copertura: la neve è un buon isolante, ma il suo peso piega archetti e strappa i teli, e un tunnel collassato in gennaio è difficile da rimettere in piedi a coltura in posto.

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