cocciniglia cotonosa

parassiti delle piante

Cocciniglia cotonosa

In questa pagina, approfondimento dedicato alle caratteristiche (e ai metodi di per contrastare) della cocciniglia cotonosa

di Redazione

08 luglio 2016

Cocciniglia cotonosa

Le piante hanno moltissimi nemici che possono attaccarle fino a distruggerle. Tra questi, anche funghi, virus, batteri e insetti parassiti. L’attività parassitaria degli insetti fitofagi consiste il più delle volte nella sottrazione della linfa vegetale, sostanza che spesso nutre sia gli esemplari adulti che le larve. Tra gli insetti fitofagi più temibili, anche la cocciniglia cotonosa, variante della nota e famigerata cocciniglia delle piante. L’insetto viene così definito perché gli esemplari adulti, specie le femmine, hanno il dorso ricoperto da una fitta peluria bianca, simile a fiocchi di cotone. La cocciniglia cotonosa non attacca tutte le specie vegetali, ma solo quelle legnose. La si ritrova frequentemente negli agrumi, dove si assiste alla devastazione di intere colture.

Caratteristiche

La cocciniglia cotonosa, entomologicamente conosciuta come Icerya purchasi, è un insetto appartenente all’ordine dei Rincoti e alla famiglia de Margarodidi. Originaria del continente australiano, la cocciniglia cotonosa è stata importata negli Stati Uniti, alla fine dell’Ottocento, e all’inizio del Novecento, in Europa. I primi esemplari comparvero in Italia, precisamente a Napoli, proprio agli inizi del Ventesimo secolo. Le coltivazioni preferite dell’insetto erano gli agrumi, tanto che con il passare dei decenni si diede al parassita anche il nome di cocciniglia degli agrumi. Da allora, gli attacchi della cocciniglia cotonosa sono stati regolari ed endemici, specie nelle zone a clima temperato. L’insetto si presenta con un corpo molto piccolo, non più grande di 5 millimetri. Le femmine, di forma ovale, sono ricoperte nel dorso da una patina bianchissima simile al cotone, mentre i maschi, talvolta alati e più rari delle femmine, hanno il corpo giallognolo. Nello stadio giovanile, la cocciniglia cotonosa è una piccolissima neanide di color arancio. Le femmine adulte sono ermafrodite, cioè si autofecondano portando in grembo un centinaio di uova, mentre i maschi, nati da uova non fecondate, non sono molto diffusi tra le popolazioni di questo insetto, perché totalmente inutili ai fini riproduttivi. Le femmine fecondano le uova durante i mesi invernali. La prima schiusa delle neanidi si ha in primavera, seguita da una seconda generazione in estate e da una terza, in autunno. In un anno la cocciniglia cotonosa può fecondare fino a trecento uova.

Piante colpite

Come già detto, le piante maggiormente colpite dalla cocciniglia cotonosa sono quelle legnose, come gli agrumi, l’acacia, le ginestre, la robinia e il pittosporum. In genere, la cocciniglia predilige gli agrumi le ginestre e il pittosporum, mentre gli attacchi ad acacia e robinia sono più sporadici. L’insetto si annida nella pagina inferiore delle foglie, nei rami giovani e nei peduncoli dei frutti, da dove sottrae la linfa vegetale. Di questa sostanza si nutrono anche le neanidi. Ci si accorge dell’attacco di cocciniglia cotonosa quando la linfa fuoriesce dalle parti vegetali colpite o quando gli esemplari dell’insetto sono talmente numerosi da formare una sottile patina bianca sulle stesse. L’attività di nutrimento della cocciniglia cotonosa genera un’abbondante produzione di melassa, sostanza zuccherina secreta dall’insetto come escremento. La melassa si deposita sulle parti vegetali colpite favorendo la comparsa di una malattia fungina: la fumaggine, fitopatologia che porta alla necrosi della pianta. I fattori che favoriscono gli attacchi della cocciniglia cotonosa sono i climi umidi e temperati tipici delle zone mediterranee.

Lotta

La lotta alla cocciniglia cotonosa si combatte essenzialmente con due metodi: chimici e biologici. La lotta migliore è senza dubbio quella biologica, perché non tossica e più rispettosa dell’ambiente. Per combattere la cocciniglia si usa un coccinellide, il Rodolia cardinalis, originario dell’Australia e utilizzato, agli inizi del Novecento, proprio a Napoli, durante le prime infezioni di cocciniglia cotonosa. L’insetto antagonista divora ingenti quantità di cocciniglia, debellandola definitivamente. Per contrastare l’azione del parassita, bastano appena quattro esemplari di Rodolia cardinalis, meglio se di sesso opposto. Questi esemplari si riprodurranno nutrendosi proprio della cocciniglia. Negli attacchi a grandi superfici coltivate si preferisce però ricorrere alla lotta chimica, normalmente combattuta tramite utilizzo di oli minerali bianchi o di piretroidi e fosforganici. In caso di attacchi di cocciniglia cotonosa in giardino è sempre consigliabile ricorrere ai metodi di lotta biologica. L’uso di metodi naturali sarebbe auspicabile anche nelle grandi superfici coltivate, per evitare fenomeni di tossicità ambientale. In realtà, gli oli bianchi, i piretroidi e i fosforganici, sono considerati gli insetticidi meno tossici tra quelli disponibili per la lotta alla cocciniglia. Gli oli bianchi sono gli oli minerali più leggeri, perché sottoposti a un processo di raffinazione. Il loro effetto, più che tossico, è lievemente irritante. I fosforganici sono insetticidi ad azione neurotossica, cioè paralizzano il sistema neurologico dell’insetto, i piretroidi sfruttano, invece, una sostanza repellente ricavata dai fiori, ovvero il piretro.

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Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi visibili di un attacco di cocciniglia cotonosa?
    L'attacco si manifesta inizialmente con la presenza di una patina biancastra simile a cotone sulla pagina inferiore delle foglie, sui rami giovani e sui peduncoli dei frutti. Man mano che l'infestazione progredisce, si osserva la fuoriuscita di linfa dalle parti vegetali colpite. Un segno distintivo è la produzione abbondante di melassa, una sostanza zuccherina appiccicosa che si deposita sulle foglie sottostanti. Questa melassa favorisce lo sviluppo della fumaggine, un fungo nero che ricopre la pianta, ostacolando la fotosintesi e portando potenzialmente alla necrosi e al declino dell'esemplare colpito.
  • Quale insetto utile è efficace contro la cocciniglia cotonosa?
    Il metodo biologico più efficace prevede l'utilizzo del coccinellide Rodolia cardinalis, originario dell'Australia. Questo insetto antagonista si nutre avidamente della cocciniglia cotonosa, riuscendo a debellarla definitivamente. Bastano pochi esemplari, idealmente di sesso opposto, per iniziare una popolazione di predatori che si riprodurrà nutrendosi del parassita. Questo approccio è stato storicamente usato con successo, ad esempio a Napoli all'inizio del Novecento, ed è preferito rispetto ai prodotti chimici per la sua efficenza e rispetto ambientale.
  • Quali piante sono più soggette all'attacco della cocciniglia cotonosa?
    La cocciniglia cotonosa colpisce prevalentemente piante legnose. Le specie più vulnerabili e comunemente colpite includono gli agrumi, le ginestre e il pittosporum. Anche l'acacia e la robinia possono essere attaccate, sebbene in modo più sporadico rispetto alle precedenti. L'insetto tende a nidificare nelle zone protette della pianta, come la pagina inferiore delle foglie e i rami giovani, dove succhia la linfa vitale necessaria alla crescita vegetativa.
  • Quando avviene il ciclo riproduttivo della cocciniglia cotonosa?
    Le femmine adulte, che sono ermafrodite e autofeconde, fecondano le uova durante i mesi invernali, portandone in grembo fino a cento alla volta. La prima schiusa delle neanidi (stadio giovanile arancione) avviene in primavera, seguita da una seconda generazione in estate e una terza in autunno. In un singolo anno, una singola femmina può contribuire alla nascita di fino a trecento uova, garantendo una rapida espansione della colonia se non controllata.
  • Quali trattamenti chimici sono indicati per contrastare il parassita?
    Per grandi superfici coltivate, dove la lotta biologica potrebbe non essere sufficiente, si ricorre agli insetticidi chimici. Tra i meno tossici disponibili vi sono gli oli minerali bianchi (oli raffinati a bassa tossicità), i piretroidi (derivati dal piretro naturale) e i fosforganici. Gli oli bianchi agiscono per contatto irritante, mentre i fosforganici paralizzano il sistema nervoso dell'insetto. I piretroidi sfruttano sostanze repellenti. È comunque consigliato privilegiare sempre i metodi biologici, specialmente in ambito domestico.