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botanica

Fosforo piante

Consigli utili e suggerimenti preziosi per distribuire correttamente il fosforo alle piante

di Redazione

28 giugno 2012

Fosforo

Il fosforo è un minerale presente in natura, sia nelle rocce che nel terreno. Quello di natura rocciosa viene anche detto fosforo minerale, mentre quello naturalmente presente sul terreno viene detto organico, poiché sintetizzato da meccanismi naturali di decomposizione dei terreni argillosi e dell’humus. Questo composto riveste un ruolo fondamentale nel metabolismo degli esseri viventi, sia animali che vegetali. Il fosforo è, infatti, implicato nello svolgimento di numerosi processi cellulari e metabolici che attengono allo sviluppo e alla crescita degli stessi esseri viventi. Nelle piante, il fosforo determina lo sviluppo delle radici, dei fiori e dei germogli, irrobustisce lo stelo, migliora il portamento della pianta e interviene anche in alcuni processi della fotosintesi clorofilliana.

Disponibilità per le piante

Il fosforo, come altri elementi nutritivi, viene assorbito dall’apparato radicale delle piante. Non tutto il fosforo esistente in natura è immediatamente disponibile per il nutrimento delle varie specie vegetali. Maggiormente assorbibile è il fosforo liquido o circolante, che viene ricavato dallo sgretolamento della roccia, mentre quello organico del terreno, a causa dell’interazione con altri minerali, come il calcio, diventa insolubile e difficilmente utilizzabile dalle piante. La quantità di fosforo sul terreno viene anche influenzata dal PH dello stesso: più questo è alcalino, cioè ricco di calcio, minore sarà la disponibilità di fosforo. L’interazione tra fosforo e calcio determina la formazione di fosfato tricalcico, un composto altamente insolubile. Nei terreni acidi, invece, si formano fosfati di ferro e alluminio, non sempre disponibili per le piante, perché l’acidità del suolo impedisce ai microrganismi di trasformare il fosforo organico in fosforo minerale, l’unico composto facilmente assorbibile dalle radici. Per questa caratteristica del fosforo, è necessario ricorrere alla concimazione fosfatica, in modo da apportate la giusta quota di minerale alle specie coltivate e correggere il PH del terreno.

Tipologie

I concimi fosfatici per piante possono essere di natura chimica od organica. I primi si ricavano dalla disgregazione del materiale roccioso e vengono sottoposti a processi di lavorazione industriale, dove possono essere trattati con acido solforico. I concimi fosfatici semplici, cioè senza aggiunta di altre sostanze e di altri trattamenti chimici, non sono molto solubili e vengono usati solo per correggere il grado di alcalinità dei terreni da preparare per la semina o per la messa a dimora delle piante. I concimi fosfatici con aggiunta di acido solforico si chiamano perfosfati e sono più solubili dei concimi fosfatici semplici. I concimi fosfatici organici derivano dalle ossa animali sgretolate e trattate sempre con acido solforico. La loro solubilità è simile ai perfosfati chimici.

Concimazione fosfatica

La concimazione fosfatica va effettuata prima della messa a dimora delle piante o durante la loro fase di sviluppo vegetativo. Il periodo ideale per la concimazione fosfatica è da marzo ad ottobre. I perfosfati, vista la loro scarsa diffusione sui terreni, vanno distribuiti al momento dell’impianto e nella parte il più possibile vicina alle radici. La carenza di fosforo si manifesta nella pianta con una colorazione anomala delle foglie ( bronzo o porpora), scarsa lignificazione dei germogli, blocco o ritardo dello sviluppo vegetativo. Questi ultimi due sintomi si presentano negli ortaggi e nelle piante da frutto.

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Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi visibili di una carenza di fosforo nelle piante?
    Una carenza di fosforo si manifesta principalmente attraverso una colorazione anomala delle foglie, che assumono tonalità bronzee o porpora. Inoltre, si osserva una scarsa lignificazione dei germogli, rendendoli deboli. Un sintomo critico è il blocco o il marcato ritardo dello sviluppo vegetativo, fenomeno particolarmente evidente negli ortaggi e nelle piante da frutto, che faticano a crescere e svilupparsi normalmente.
  • Come influisce il pH del terreno sulla disponibilità del fosforo?
    Il pH gioca un ruolo cruciale nell'assorbimento del fosforo. In terreni alcalini, ricchi di calcio, il fosforo interagisce formando fosfato tricalcico, un composto altamente insolubile e quindi poco disponibile per le piante. Al contrario, nei terreni acidi si formano fosfati di ferro e alluminio; l'elevata acidità impedisce inoltre ai microrganismi del suolo di trasformare il fosforo organico nella forma minerale facilmente assorbibile dalle radici, limitando ulteriormente la nutrizione.
  • Quando è il periodo migliore per effettuare la concimazione fosfatica?
    Il periodo ideale per somministrare fosforo va da marzo ad ottobre. È consigliabile intervenire prima della messa a dimora delle piante o durante la loro fase di sviluppo vegetativo. Questa tempistica permette di fornire gli nutrienti necessari per lo sviluppo radicale e fiorale nei momenti chiave della vita della pianta, garantendo una corretta assimilazione del minerale.
  • Qual è la differenza tra perfosfati e concimi fosfatici semplici?
    I concimi fosfatici semplici sono ottenuti dalla disgregazione della roccia senza aggiunte chimiche successive; hanno bassa solubilità e si usano spesso per correggere l'alcalinità del terreno. I perfosfati, invece, subiscono un trattamento con acido solforico che li rende significativamente più solubili e rapidamente disponibili per l'assorbimento radicale, risultando più efficaci per integrare direttamente le esigenze nutrizionali della pianta.