Semina ortaggi

vedi anche: ortaggi

Preparare il terreno

Pur essendo la pratica agronomica più delicata in quanto in gran parte incisiva sull’esito della coltura, la semina all’aria aperta rappresenta una soluzione comunque obbligata per le specie di piante che sopporterebbero con difficoltà la produzione anticipata forzatamente in ambiente protetto per essere seguita dal trapianto. Prima della semina diretta per porre a dimora le semenze delle orticole, quando le temperature si innalzano a livelli più miti superando il rischio di gelate – a seconda della zona climatica in cui è collocato l’orto e del periodo in cui si ritiene di volere iniziare il raccolto – il terreno richiede lavorazioni di fondo e superficiali che necessitano di essere condotte con la massima cura. I lavori di aratura (a mano o meccanizzati) devono essere eseguiti a ogni rotazione delle colture entro le ultime settimane prima di seminare oppure, per esempio, nel tardo autunno, alcuni mesi prima di avviare l’impianto seminando in piena terra a fine primavera/inizio estate, in caso di nuova messa in produzione nell’appezzamento, in modo che le modifiche apportate con emendamenti migliorativi del contenuto di nutrienti e della struttura del terreno abbiano il tempo di essere incorporate. Concimazione e fertilizzazione vengono agevolate affondando la vanga (o una motozappa, a seconda della dimensione del sito) nella terra per smuovere il terreno, che così viene anche ripulito dalle radici di soffocanti infestanti, e per lasciarlo prendere aria. Il coltivatore amatoriale o di professione procede a vangare tracciando il primo solco per l’intera lunghezza raggiungendo una profondità di circa 10-35 cm circa nella quale sistemare il concime, per passare a segnarne il secondo in parallelo al precedente smuovendo le zolle smosse in maniera non troppo grossolana per riuscire poi più agevolmente a rivoltarle e a frantumarle per coprire il primo scavo e così via fino alla completa vangatura dell’intera area da coltivare. In ogni caso, vangare più a fondo è necessario in occasione dell’avvio della prima messa a coltura in assoluto per interrare opportunamente quelle sostanze organiche che migliorano lo stato di fertilità dell’orto. Qualora queste vangature vengano effettuate prima dell’arrivo della stagione fredda, sulla superficie solcata è consigliato spargere uno strato uniforme di terricciato contenente una percentuale di letame maturo (che sarà prontamente assorbito durante le piogge autunnali), utilizzando poi una vanga o un forcone per capovolgere lo strato superiore del terreno allo scopo di incorporarvi la materia organica, togliendo eventuali sassi rimasti e continuando a strappare le erbacce durante la messa a riposo del letto di semina per un paio di mesi. Una volta condotti scrupolosamente tali interventi preliminari, circa tre settimane prima di seminare occorre concludere la rottura delle zolle di terra in superficie dapprima con una zappa, poi con un rastrello metallico. Questa lavorazione amminutante eseguita sullo strato superficiale del terreno per renderlo più adeguato (soffice, privo di pietre ed eventuali altri materiali, ecc.) è necessaria per creare presupposti favorevoli alla nascita delle piantine. Dopo avere bagnato per bene il suolo lavorato per qualche giorno, bisogna rastrellare nuovamente per eliminare le erbe infestanti germinate nel frattempo, da quando i loro semi sono stati portati più in superficie dalla lavorazione, così che non potranno entrare in concorrenza con le orticole nelle prime fasi di vita. A lavori di affinamento ultimati, quando il terreno ormai riscaldato dal tepore primaverile si è asciugato a sufficienza dall’eccesso d’acqua, ma non è troppo asciutto, il letto di semina è finalmente pronto per essere trattato con la tecnica di coltivazione che si è deciso di adottare.

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Seminare in un solco e a buche

rapanelli A seconda della distanza richiesta dalla specie orticola per svilupparsi, in particolare nel caso di piante a lenta crescita e produzione, per preparare il terreno dell’orto familiare alla semina a file parallele occorre impugnare una zappa o una zappetta per tracciare manualmente (o a macchina nell’impianto di estesa dimensione) una serie di solchi superficiali (circa cm 1-3 di profondità) allineati in successione ordinata e regolare nei quali lasciare cadere le sementi, sottoporle a una certa pressione con cautela, ricoprirle di terra, richiudere i piccoli scavi riportando le zolle entro il tracciato utilizzando lo stesso attrezzo o un rastrello per battere leggermente in modo da compattare il suolo. Dopo avere seminato in un solco dopo l’altro, in modo non eccessivamente fitto per non rendere difficoltoso lo sviluppo delle giovani piantine, l’area deve essere mantenuta costantemente umida sottoponendola ad innaffiature piuttosto delicate per evitare di smuovere eccessivamente il terreno con i semi interrati. Questa tecnica di semina in un solco dopo l’altro risulta la più praticata in orticoltura in quanto vantaggiosa non soltanto per distribuire le sementi, ma anche per svolgere le lavorazioni successive nell’orto, controllare le infestanti, procedere al diradamento e irrigare.

Principalmente per mantenere meglio al calore la pianta coltivata, per i semi di dimensione maggiore (Cucurbitaceae come zucche e zucchini, legumi quali fagioli, fave, ecc.) è indicata la semina a buche (o postarelle) eseguibile mettendo a dimora 2-4 sementi insieme per volta a una profondità doppia o tripla la loro dimensione all’interno di ogni piccolo alloggio scavato con un cavicchio o un foraterra in file equidistanti a livello superficiale. Appena ricoperto il seminato, il terreno deve essere rastrellato lievemente in un solo senso, compresso un poco con un badile o con un rullo e, nel caso, coperto con un telo di tessuto (fino alla comparsa dei germogli, poi è da togliere) e bagnato con una prima annaffiatura a doccia (da ripetere spesso in seguito senza eccedere). Ad avvenuta germinazione, si lascia campare la piantina cresciuta più vigorosa nella sede predestinata separando invece le altre nate in eccesso per trapiantarle a debita distanza.


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Semina ortaggi: Semina a spaglio

rucola Un quantitativo di sementi di piccole dimensioni viene sparpagliato sul terreno manovrando una seminatrice a rullo oppure a mano, compiendo un ampio movimento con il braccio e rotatorio del polso per distribuirne una manciata qua e là durante l’operazione di semina a spaglio. Pur scegliendo una giornata adatta, serena e non ventosa, questa tecnica richiede una buona dose di abilità e di accuratezza per riuscire a mantenere una distribuzione regolare e uniforme senza rischiare di concentrare troppe sementi (soprattutto nel caso di orticole da radice) ammucchiate in qualche punto che, di conseguenza, richiederebbero di intervenire per effettuare un intervento di diradamento diretto a dividere le piantine cresciute troppo fitte, soffocate per l’eccessiva vicinanza e rischiando l’insorgere di muffe, per toglierne qualcuna dalla parcella seminata e garantire così ad ognuna lo spazio necessario per riuscire a svilupparsi adeguatamente, più in salute e a maggiore resa. Per semplificare la pratica di tale esecuzione di per sé difficile e imprecisa, migliorarne l’uniformità distributiva a scapito di eccessivi ammucchiamenti di semi sulla terra, è opportuno lanciare questi mescolati ad una pari quantità di sabbia di fiume asciutta (oppure fine segatura o terriccio più scuro di quello dell’appezzamento). Dopo avere seminato, si ricopre la superficie di uno strato equamente distribuito di pochi millimetri di terriccio (ricco, finemente lavorato miscelato con una parte uguale di torba e al quadruplo di sabbia di fiume), equivalente al doppio-triplo del diametro del seme, quindi rastrellato con delicatezza muovendo il rastrello sulla posa, nel senso della larghezza e della lunghezza, per coprire le sementi ed evitare che, rimanendo posate in superficie, vengano attaccate da formiche o da insetti, operando un’indispensabile conclusiva pressatura con il dorso del badile o ricorrendo al rullo in caso di appezzamento esteso per comprimere il terreno e proteggere i semi in modo che, durante le seguenti frequenti annaffiature effettuate in modo delicato ed omogeneo, ancor meglio a pioggia, non vengano spostati a mucchio fuori sede prima della germinazione. Nelle successive tre settimane, il terreno deve essere mantenuto umido innaffiandolo con irrigazione a pioggia, senza provocare effetti di ruscellamenti (dislocano i semi) o lasciare incrostare le zolle, in modo tale da favorire la germinazione, ricorrendo in seguito a riseminare le stesse sementi in eventuali zone rimaste rade dopo la crescita uniforme attorno. Questo metodo è indicato per ortaggi a rapido ciclo (fagiolini), da taglio (cicoria, lattuga, prezzemolo, rucola, spinaci, ecc.) e da radice (carota, ravanello, ecc.), ma rende più difficoltosi gli interventi di pulizia per estirpare le erbe infestanti.


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