peronospora

malattie delle piante

Peronospora

Approfondimento dedicato alla peronospora, una malattia molto grave che colpisce numerose piante, siano essere ornamentali oppure orticole.

di Redazione

06 luglio 2018

Descrizione

La peronospora è una malattia che colpisce piante erbacee sia ornamentali che orticole. E’ provocata da un fungo appartenente al genere peronospora e a due differenti famiglie di miceti: le perenospoaracee e le piziacee. Entrambe le famiglie di funghi fanno parte, come già detto, del genere peronospora e causano la stessa tipologia di sintomi nelle piante colpite. La peronospora è conosciuta fin dal secolo scorso e anche se non provoca l’immediata morte della pianta è responsabile di gravi danni economici dovuti alle perdite colturali seguite alla malattia. Colpendo anche le piante da giardino, la peronospora è in grado di deturpare la resa estetica dello spazio esterno per via dell’avvizzimento e della modifica fisiologica delle parti vegetali infette. Sembra che il fungo della peronospora sia originario delle regioni umide del Sud America.

Piante colpite

La peronospora è molto temuta in agricoltura per via dei gravi danni economici dovuti alla perdita della produzione delle piante orticole colpite. Tra le specie comunemente attaccate dal fungo ricordiamo la vite, il pomodoro, la patata, i cavoli, la cipolla, l’aglio, il porro, il tabacco, il cetriolo, il melone, la bietola, le rose e più raramente la melanzana. Nelle zone umide e temperate delle nostre regioni, la peronospora è più frequente nella vite, nei pomodori, nelle patate e nelle rose. Il fungo responsabile dell’infezione alle solanaceae si chiama Phytophthora infestans, mentre quello che infetta la vite viene scientificamente denominato Plasmopara viticola, dal nome della famiglia a cui il miceto appartiene. L’agente responsabile di infezioni ad altre specie vegetali può appartenere ad altri generi di funghi, tra cui, oltre alla Plasmopara e alla Phytospora, si ricordano la Pseudoperonospora che attacca le cucurbitacee ( melone) e la Bremia che attacca verdure come cicoria, lattuga e carciofo.

Ciclo vitale

La peronospora è un fungo parassitario, cioè si diffonde sulle piante erbacee per motivi di sopravvivenza e di riproduzione. Il suo ciclo vitale si compie sottraendo importanti sostanze nutritive alla pianta colpita. Questo fungo, in base alla specie a cui appartiene, si può riprodurre per via sessuata o asessuata. Con la riproduzione sessuata si originano le oospore, mentre con quella asessuata, le zoospore che rilasciate sul terreno umido e su piante precedentemente infestate attaccano le nuove coltivazioni. Le oospore, cioè le spore che germinano per via sessuale, sono molto rare, mentre la maggior parte delle infezioni da peronospora si origina dalle zoospore. Il ciclo vitale della peronospora è rappresentato dal micelio, una sorta di filamento microscopico da cui si originano le spore o zoospore. Potremmo definirlo come lo stadio riproduttivo del fungo. Il micelio si forma sulla pianta e sverna, cioè rilascia le spore, nel periodo invernale, mentre infetta la pianta nel periodo primaverile.

Sintomi

La peronospora attacca l’apparato fogliare della pianta con sintomi evidenti nel margine inferiore. Quando l’infezione sarà avanzata si estenderà anche ai frutti. I sintomi della peronospora sono la presenza di macchie di diverso colore sulle foglie; macchie che possono virare dal giallo, al bruno o al violaceo in base alla pianta colpita. Caratteristiche sono le macchie violacee nella peronospora della rosa, mentre per l’omonima infezione della vite si formano macchie traslucide, simili all’olio di oliva. In seguito si assiste alla marcescenza della parte colpita con formazione di muffa biancastra. Questo sintomo può provocare l’accartocciamento delle foglie e la loro caduta definitiva. Man mano che l’infezione avanza si assiste anche al cambiamento di colore nei frutti, alla loro marcescenza e alla conseguente necrosi. La sintomatologia descritta è simile in tutte le piante colpite, con variazioni nella reazione della pianta e nella fisiologia delle parti infette che sono determinate anche dalle condizioni climatiche in cui le piante sono coltivate.

Cause della malattia

La peronospora è favorita dai climi umidi e temperati. Non riesce, infatti, a sopravvivere nelle zone secche, anche se molto calde, così come non sono ideali i climi freddi. La temperatura ideale allo sviluppo del fungo è compresa tra 18 e 24 gradi. La temperatura e il tasso di umidità sono determinanti per la formazione del micelio e la sua conseguente germinazione con formazione diretta di altro micelio o produzione di zoospore. In genere, lo sviluppo della peronospora è favorito da un elevato tasso di umidità compreso tra l’80 e il 90%. Temperatura e umidità sono anche in grado di accelerare il periodo di incubazione del fungo, periodo che varia da quattro a otto giorni. L’incubazione può essere più o meno breve anche in base alla specie colpita. Altro fattore che potrebbe causare la malattia, innesti e potature errate che rendono la pianta particolarmente vulnerabile agli attacchi di parassiti e altri agenti patogeni.

Come prevenirla

La peronospora si può prevenire cercando di limitare, per quanto è possibile, la presenza delle condizioni che favoriscono lo sviluppo e la propagazione del fungo. Intanto bisogna ridurre le irrigazioni eccessive ed evitare gli accumuli di umidità nel terreno da cui hanno origine le spore infettanti. Per le piante ornamentali è consigliabile collocarle su terreni asciutti, in luoghi soleggiati, riparati dal vento, ma ben areati. Non bisogna trascurare nemmeno la pulizia stagionale del terreno per eliminare residui vegetali in cui sono già inoculate le spore. Inoltre bisogna procedere a regolare potatura invernale ed estiva e ad innesti con cultivar che si presentano resistenti agli attacchi del fungo. Dagli innesti si possono, infatti, ottenere varietà di piante non suscettibili allo sviluppo della peronospora anche in particolari condizioni di temperatura e di umidità. A tal proposito ricordiamo che esistono specie orticole che non vengono attaccate dalla peronospora, come le zucche e l’anguria.

Come combatterla

La lotta alla peronospora avviene usando degli anticrittogamici che possono avere sia una funzione preventiva che curativa. Nel primo caso si parla di anticrittogamici da contatto, vale a dire sostanze che vanno a ricoprire le parti della pianta prima che sia avvenuta l’infezione impedendo così il contatto della stessa con le spore trasportate dal vento o da residui vegetali infetti. Gli anticrittogamici da contatto vanno somministrati quando ancora non si sono presentate le condizioni climatiche che favoriscono lo sviluppo della malattia. Molti prodotti preventivi per la lotta alla peronospora sono composti da ossidi, cloruri e idrocloruri di rame usati anche per combattere eventuali infezioni batteriche della pianta che coesistono con la peronospora. Tra gli anticrittogamici da contatto si ricordano anche il Clortalonil, il Diclofluanide e l’Anilazina, principi attivi di sintesi impiegati per la peronospora del pomodoro. A seguito di direttive europee il Diclofluanide e l’Anilazina sono stati oggetto di revoca e revisione come funghicidi, mentre sono stati annoverati tra i biocidi, cioè agenti disinfettanti e antibatterici. A scopo preventivo si può usare anche il fosetil di alluminio.

Funghicidi curativi

Oltre agli anticrittogamici da contatto, la peronospora si può combattere anche con i cosiddetti fungicidi sistemici che agiscono se vengono assorbiti dal micelio del fungo. Tra questi ricordiamo cimoxanil, benolaxyl, furalaxil, metalaxyl, ofurace, keralaxil e oxadixil. Alcuni dei prodotti citati derivano dai benzimidazolici e dai fenilammidici e possono essere miscelati con ossicloruri di rame, ma il dosaggio e la frequenza delle applicazioni dipenderanno dal ciclo vegetativo della pianta, dalle condizioni ambientali e dalla specie vegetale infettata. Sulla rosa bisogna applicare i fungicidi sistemici nella parte inferiore della foglia, intervenendo con trattamenti ogni 5, 15 giorni. I fenilammidici si applicano entro due, tre giorni dalla comparsa della malattia, ma il periodo di applicazione dipende anche delle sostanze con cui sono miscelati. Se contengono carbammati vanno usati prima della fioritura, se contengono prodotti a base di rame si possono usare in qualsiasi momento. Protocolli fitosanitari non ammettono più di tre applicazioni annue di derivati fenilammidici per la peronospora della vite. I fungicidi miscelati con rame possono anche avere un effetto combinato, cioè preventivo e curativo allo stesso tempo.

Formulazioni funghicidi

I fungicidi per combattere la peronospora possono avere diverse formulazioni fitosanitarie. Le più usate sono quelle in polvere bagnabile, liquide e in granuli idrodispersibili. I fungicidi in polvere bagnabile si miscelano con 10 litri di acqua per ogni quantità minima indicata nella confezione. L’applicazione deve avvenire ogni 10, 12 giorni per la vite, a partire dalla prima pioggia a rischio di infezione e ogni 9 giorni per pomodoro e melone. Anche i fungicidi liquidi si sciolgono in acqua in base alle proporzioni indicate nell’involucro del prodotto acquistato. I dosaggi variano anche in base al tipo di pianta da curare. I fungicidi liquidi vengono assorbiti dalla radice estendendosi poi alle foglie e svolgendo un’azione selettiva sul fungo da debellare. I fungicidi in granuli idrodispersibili contengono in genere ossicloruro di rame o rame e alluminio. Si chiamano idrodispersibili perché vanno applicati dopo averli sciolti in acqua. I trattamenti con i fungicidi vanno sospesi prima della raccolta delle colture. I tempi di sospensione variano in base al tipo di pianta trattata. I trattamenti con granuli dispersibili vanno sospesi tre giorni prima della raccolta del pomodoro, della melanzana, dell’aglio, della fragola, della cipolla e dello scalogno. Per le altre colture i trattamenti vanno sospesi almeno 20 giorni prima della raccolta. Le cure con polvere bagnabile vanno sospese 7 giorni prima della raccolta di patate, melone e pomodoro e sempre 20 giorni prima per le altre colture. I trattamenti con fungicidi liquidi vanno sospesi tre giorni prima della raccolta di meloni e cocomeri e 20 giorni prima per le altre colture.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi visibili della peronospora sulle foglie?
    La peronospora si manifesta inizialmente con macchie di vario colore sui margini inferiori delle foglie, che possono variare dal giallo al bruno o al violaceo a seconda della specie vegetale. Ad esempio, sulle rose compaiono macchie violacee caratteristiche, mentre sulla vite le lesioni appaiono traslucide e simili a chiazze d'olio. Con il progredire dell'infezione, le parti colpite subiscono una marcescenza accompagnata dalla formazione di una muffa biancastra. Successivamente, le foglie tendono ad accartocciarsi e cadere definitivamente, compromettendo gravemente l'aspetto estetico e la salute della pianta.
  • In quali condizioni climatiche la peronospora si sviluppa più rapidamente?
    Il fungo della peronospora prospera in climi umidi e temperati, risultando letale nelle zone aride o troppo fredde. La temperatura ideale per il suo sviluppo si aggira tra i 18 e i 24 gradi Celsius. Un fattore cruciale è l'elevata umidità ambientale, compresa tra l'80% e il 90%, che accelera la formazione del micelio e la germinazione delle zoospore. Queste condizioni favoriscono un periodo di incubazione molto breve, variabile da quattro a otto giorni, permettendo al patogeno di diffondersi aggressivamente attraverso il vento e i residui vegetali.
  • Come si previene l'insorgenza della peronospora in orto e giardino?
    La prevenzione si basa sull'eliminazione delle condizioni favorevoli al fungo. È fondamentale ridurre le irrigazioni eccessive per evitare ristagni di umidità nel suolo e collocare le piante ornamentali in posizioni soleggiate, ben areate ma riparate dal vento. Una pratica essenziale è la pulizia stagionale del terreno per rimuovere i residui vegetali infetti dove le spore possono svernare. Inoltre, effettuare regolari potature e scegliere cultivar resistenti o utilizzare innesti specifici aiuta a rendere le piante meno vulnerabili agli attacchi patogeni durante le stagioni critiche.
  • Quali sono i diversi tipi di fungicidi utilizzabili contro la peronospora?
    Esistono principalmente due categorie di trattamenti: anticrittogamici da contatto e fungicidi sistemici. Quelli da contatto creano una barriera protettiva sulle piante prima dell'infezione, utilizzando spesso sali di rame o principi attivi di sintesi come il Clortalonil. I fungicidi sistemici, invece, vengono assorbiti dalla pianta e agiscono dall'interno sul micelio del fungo; esempi includono il Cimoxanil e il Metalaxyl. Spesso questi ultimi vengono miscelati con ossicloruri di rame per ottenere un'azione combinata sia preventiva che curativa, richiedendo però attenzione ai dosaggi e ai periodi di applicazione.
  • Quando bisogna interrompere i trattamenti con fungicidi prima del raccolto?
    È obbligatorio rispettare i tempi di carenza, ovvero il periodo di sospensione dei trattamenti prima della raccolta, per garantire la sicurezza alimentare. Questi tempi variano in base al tipo di formulazione del fungicida e alla coltura. Ad esempio, per i granuli idrodispersibili si attendono tre giorni per pomodori e melanzane, mentre per altre colture servono venti giorni. Con le polveri bagnabili, la sospensione è di sette giorni per patate e meloni. I prodotti liquidi richiedono generalmente tre giorni per meloni e cocomeri, ma fino a venti giorni per molte altre verdure. Consultare sempre l'etichetta del prodotto specifico.