due paphiopedilum.

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Orchidee paphiopedilum

Il genere Orchidea paphiopedilum è famoso con il nome di sandalo di Afrodite o anche come scarpetta di Venere, per via della forma curiosa di foglie e fiori; scopriamone tutti i segreti per una coltivazione soddisfacente.

di Redazione

31 agosto 2011

Orchidee paphiopedilum

Le orchidee esistono in un numero impressionante di specie, che vengono raccolte in gruppi detti generi; molto spesso però questi gruppi richiedono dei sottogruppi, perché le specie di un genere sono spesso tante e con caratteristiche così diverse che in qualche altro modo devono per forza essere classificate. Questo è per esempio il caso delle orchidee dendrobium, mentre ciò non succede per i cosiddetti paphiopedilum. Questa specie di orchidea è ricordata come una delle specie più belle e decorative, grazie ad alcune caratteristiche che andiamo ad elencare: foglie molto eleganti e slanciate che partono direttamente dal rizoma e che riescono a caratterizzare la pianta ed il suo “angolo” anche senza fiori grazie alle screziature che molto spesso presentano, un fiore grande e duraturo (anche due mesi) che decora l’ambiente con un colore intenso ed elegante, un labello a forma di borsa ed un sepalo dorsale che rendono immediatamente riconoscibile questa varietà. La maggior parte di coloro che conosce questa specie è per via del nomignolo (peraltro traduzione del nome scientifico) “sandalo di Afrodite”, dovuto alla particolare forma delle foglie già citate (mentre esiste anche un altro nome più fantasioso di “scarpette di Venere”.

Ambiente ed esposizione

Per conoscere le caratteristiche che il nostro ambiente deve avere per essere perfetto per la nostra orchidea paphiopedilum bisogna distinguere tutte le specie del genere in due gruppi: il gruppo con foglie lucide e dal colore verde intenso necessita delle temperature più basse, ovvero di circa 15 gradi centigradi di giorno e circa 10 di notte; invece il gruppo che vede le sue foglie screziate è quello che vuole temperature di giorno intorno ai 20 gradi centigradi e più e di notte non superiori a 15 gradi. Come avrete potuto notare, è molto importante che questa specie possa godere dello sbalzo termico tra il giorno e la notte; in generale, pur non sapendo quale paphiopedilum abbiamo, possiamo basarci su una media tra le temperature citate perchè comunque questo genere di orchidea è adattabile e non molto delicato. La ventilazione deve essere presente, anche se sono assolutamente da evitare le correnti d’aria fredde. La luce deve essere sempre moderata, quindi i raggi solari diretti sono da evitare assolutamente e lo schermo fatto di tende o di altre piante voluminose risulta ideale e necessario.

Terreno

Il terreno ideale per le orchidee paphiopedilum è un terreno che veda la presenza di elementi in grado di trattenere una certa dose di umidità ma allo stesso tempo capaci di lasciare che l’aria circoli anche nel substrato. A questo proposito possiamo orientativamente dire che un decimo del substrato dovrà essere costituito da sabbia grossolana, un altro decimo da pomice, quattro parti su dieci da bark ed altre quattro parti su dieci da torba da sfagno (in filamenti). Ovviamente una tale precisione ed importanza nella composizione del terreno deve far pensare che il paphiopedilum è un genere di orchidea terrestre, con normali radici e comune comportamento.

Messa a dimora e rinvaso

La messa a dimora del paphiopedilum consiste in un’adeguata protezione da correnti d’aria e luce eccessiva, mentre l’operazione di rinvaso risulta più semplice rispetto ad altre specie di orchidea. Ciò è dovuto al fatto che questo genere non ha radici molto delicate, quindi bisogna essere meno attenti ma comunque accorti nel trasferire la pianta da un vaso all’altro. A proposito, l’operazione di rinvaso è da effettuarsi circa ogni due anni, nel periodo tra marzo e giugno oppure in quello tra settembre ed il mese di novembre. La tempistica è indicativa, ma per essere più tecnici diciamo che dovremmo aspettare che le radici riempiano il vaso precedente, per passare poi ad un vaso solo appena più grande.

Radici orchidee

Le radici dell’orchidea paphiopedilum sono meno sensibili di altri generi di orchidea, tanto che rendono più agevole l’operazione di travaso. Non ci sono altre particolarità da segnalare.

Riproduzione orchidee

Come la quasi totalità delle orchidee, anche il paphiopedilum si caratterizza per essere riprodotto attraverso la separazione della pianta. Questa resta comunque un’operazione delicata e da specialisti, con tante possibilità di insuccesso causate dalla delicatezza di ambiente e pianta.

Annaffiature

L’orchidea paphiopedilum è un genere di orchidea che non presenta pseudo bulbi, ovvero non possiede quei “serbatoi di riserva” per accumulare sostanze importanti per la sopravvivenza nei periodi più difficili. Perciò la pianta in questione va annaffiata con una certa regolarità lungo tutto l’arco dell’anno, ed in particolare circa due volte alla settimana in estate e circa una volta alla settimana in inverno. Tutto dipenderà dalla temperatura ambientale, ma soprattutto bisogna garantire un terreno sempre leggermente bagnato ma mai stagnante. Ciò vale anche per l’umidità ambientale, che grazie a delle nebulizzazioni dovremo tenere sempre intorno al 70 percento. E’ importante che si annaffi e si nebulizzi soprattutto nella mattinata, in modo che la pianta possa asciugare prima della nottata quando rischierebbe di bruciare.

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Domande frequenti

  • Quali sono le condizioni ideali di temperatura per le Paphiopedilum?
    Le esigenze termiche variano in base al tipo di foglia. Le specie a foglie verdi e lucide preferiscono temperature più fresche, con circa 15°C di giorno e 10°C di notte. Quelle dalle foglie screziate gradiscono climi più caldi, con 20°C o più durante il giorno e non oltre i 15°C di notte. È fondamentale garantire uno sbalzo termico netto tra dì e notte per favorire la salute della pianta.
  • Come preparare il substrato giusto per il rinvaso?
    Essendo orchidee terrestri, necessitano di un mix che trattiene umidità ma permette il ricambio d'aria. Una ricetta bilanciata prevede: 40% corteccia (bark), 40% torba da sfagno, 10% sabbia grossolana e 10% pomice. Questo substrato evita i ristagni idrici, proteggendo le radici da marciumi, mantenendo al contempo l'umidità necessaria per la pianta.
  • Con quale frequenza vanno innaffiate queste orchidee?
    Poiché non hanno pseudobulbi di riserva, le Paphiopedilum richiedono irrigazioni regolari tutto l'anno. In estate, innaffiare circa due volte a settimana; in inverno, una volta alla settimana. Il substrato deve restare sempre leggermente umido, mai zuppo. L'umidità ambientale dovrebbe essere mantenuta intorno al 70% tramite nebulizzazioni, preferibilmente al mattino per permettere l'asciugatura prima della sera.
  • Quando e come effettuare il rinvaso?
    Il rinvaso va eseguito ogni due anni, preferibilmente tra marzo e giugno o tra settembre e novembre. L'operazione è relativamente semplice poiché le radici sono robuste. Si passa a un vaso solo leggermente più grande del precedente, aspettando che le radici abbiano occupato lo spazio disponibile. Bisogna comunque maneggiare la pianta con cura per non danneggiarla.

Scheda Tecnica

Paphiopedilum spp.

Nome scientificoPaphiopedilum spp.
FamigliaOrchidaceae
Tipo di piantaOrchidea terrestre
OrigineAsia tropicale e subtropicale
EsposizioneLuce moderata/filtrata, no sole diretto
Temperatura minima10°C (notte)
TerrenoSubstrato drenante: torba, bark, pomice, sabbia
IrrigazioneRegolare, terreno sempre leggermente umido, no ristagni
FiorituraDuratura fino a due mesi
AltezzaVariabile in base alla specie
PotaturaAsportazione fiori appassiti e foglie secche
MoltiplicazioneDivisione dei cespi (separazione della pianta)
Difficoltà di coltivazioneMedia (adattabile, radici robuste)