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Parchi e Giardini

Parco Appennino

In questa pagina, interessanti informazioni sul Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Come si presenta, con quale paesaggio, flora e fauna e come visitarlo

di Redazione

04 settembre 2013

Parco Appennino

Il Parco Appennino, da non confondere con l’omonimo parco che insiste nel territorio lucano, si chiama in realtà Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano ed abbraccia un territorio che comprende due regioni, ovvero la Toscana e l’Emilia Romagna. Chi ama le escursioni all’aria aperta può trovare in questo parco tutto quello che cerca: flora tipica e fauna altrettanto tipica e da proteggere. Il territorio di questo magnifico parco si distingue per la presenza di piante di cui è vietata la raccolta, per un paesaggio montano di rara bellezza e per la vasta presenza di prati su cui passeggiare e ammirare tutte le bellezze faunistiche e non solo che la natura ci offre. La storia del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano è abbastanza recente, poiché la sua istituzione è avvenuta solo nel 2001. Le origini di questo territorio risalgono però al tardo Medioevo e al Rinascimento, grazie alla famiglia degli Estensi, i quali diedero un certo impulso alla valorizzazione e alla produzione dei prodotti tipici di questa magnifica area protetta.

Caratteristiche

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano comprende un territorio di circa 23 mila ettari. L’area si estende lungo la dorsale appenninica della Toscana e dell’Emilia Romagna attraversando le province di Lucca, Massa Carrara, Parma e Reggio-Emilia. Parte del territorio, circa sedicimila ettari, ricadono nel territorio emiliano, mentre i restanti settemila sono compresi nel territorio toscano. Il Parco Appennino comprende anche ben quattro importanti riserve naturali: Lamarossa, Orecchiella, Pania di Confino e Guadine Pradaccio. Il Parco comprende un territorio montano con ben 11 note cime appenniniche, tra cui il già citato Pania di Confino. Questa catena montuosa non supera i 1700 metri, mentre altre cime, tra cui il Monte Cusna e il Mone Prado, superano i duemila metri. L’area è costellata di altre catene montuose, tra cui il Monte Vecchio e il Monte Orsario, nel versante a nord dell’Appennino. Nello spazio delimitato dai monti si estendono ampi prati da pascolo dove è possibile trovare fauna e flora tipiche della zona.

Storia

Come già detto, il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è stato istituito nel 2001. Della sua gestione si occupa l’Ente Parco, classificato come “Ente pubblico autonomo non economico” e sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente. Il Parco Appennino è dunque uno dei parchi nazionali più giovani d’Italia ( ce ne sono in tutto quattro) e nasce dalla fusione di parti di territorio una volte comprese nel Parco Regionale dei Cento Laghi e del Gigante. Quest’ultimo è stato soppresso ed inserito nel Parco Appennino, mentre quello dei Cento Laghi ha cambiato la denominazione in Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma. Come si può notare dalla storia del Parco Appennino, il territorio è vasto e molto particolare, anche perché all’interno dello stesso insistono i monti della dorsale appenninica, i boschi tipici del paesaggio montano, le vallate e i prati. Il legname dei boschi del Parco è stato utilizzato dagli Estensi nel lontano 1415. La produzione di legname porta alla nascita di una segheria fondata sempre dalla famiglia D’Este nel 1600.Oggi, questa segheria è stata trasformata in un rifugio per escursionisti.

Flora e fauna

Gli amanti della natura possono trovare nel paco tantissime specie vegetali e moltissima fauna. Tra la flora tipica ricordiamo la primula appenninica, il salice erbaceo, la genzianella e la silene di Svezia. In primavera, i prati del Parco producono le giunchiglie, che colorano di bianco le prateria della Logarghena. La flora del Parco è sottoposta a una protezione speciale e all’assoluto divieto di raccolta. Questo divieto tende a impedire la raccolta indiscriminata di piante e fiori e l’eventuale danneggiamento del paesaggio. Le aree boschive, raggiungibili tramite sentieri guidati, sono ricche di abeti bianchi, faggi e castagni. Noto è il bosco dell’Abetina Reale, che confina con la Garfagnana. Altre specie vegetali tipiche, chiamate “relitti” per via delle mutate condizioni dell’habitat originario, sono la piantaggine delle Alpi, la soldanella della silice, la margherita alpina e il trifoglio bruno. Anche queste specie sono protette e ne è vietata la raccolta. Altrettanto interessante è anche la fauna del Parco, tra cui spiccano il lupo, il falco pellegrino, il cervo, il tritone alpestre, la poiana, l’arvicola delle nevi e i chirotteri ( pipistrelli).

Come visitarlo

Il Parco Appennino si può visitare nei tempi e nei modi indicati dall’Ente Parco Appennino Tosco –Emiliano. Gli uffici dell’Ente sono aperti al pubblico da lunedì a venerdì dalle ore dieci alle tredici e il martedì e giovedì dalle 15,30 alle 17,30. La visita al Parco comprende percorsi guidati nei boschi e nelle praterie e altre attività come escursionismo e osservazioni naturalistiche. I sentieri boscosi sono inoltre dotati di suggestivi rifugi, mentre i prodotti tipici si possono gustare durante sagre paesani o in rinomati agriturismi della zona.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra il Parco Appennino e il Parco Nazionale d'Abruzzo?
    È fondamentale non confondere il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano con altri parchi omonimi o simili. Il Parco in questione si trova esclusivamente nella dorsale appenninica che separa la Toscana e l'Emilia Romagna, interessando le province di Lucca, Massa Carrara, Parma e Reggio Emilia. Non va confuso con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, né con eventuali aree protette lucane menzionate erroneamente. La sua istituzione ufficiale risale al 2001, rendendolo uno dei parchi nazionali italiani più recenti, nato dalla fusione di precedenti aree protette regionali.
  • Quali specie vegetali rare si trovano nel Parco Appennino Tosco-Emiliano?
    La flora del parco è ricca di specie protette e relitte, adattatesi a habitat specifici. Tra le più significative vi sono la primula appenninica, il salice erbaceo, la genzianella e la silene di Svezia. Nelle zone boschive predominano abeti bianchi, faggi e castagni, con il celebre Bosco dell'Abetina Reale. Si segnalano inoltre specie alpine come la piantaggine delle Alpi, la soldanella della silice, la margherita alpina e il trifoglio bruno. La raccolta di queste piante è severamente vietata per preservarne la biodiversità.
  • Cosa si può vedere dal punto di vista faunistico nel Parco?
    L'area ospita una fauna selvatica variegata e spesso difficile da osservare. Tra i mammiferi spiccano il lupo, il cervo e l'arvicola delle nevi, oltre ai chirotteri (pipistrelli). La fauna ornitologica include il falco pellegrino e la poiana, mentre tra gli anfibi è presente il tritone alpestre. Questi animali abitano sia le aree boschive che i vasti prati da pascolo, creando un ecosistema equilibrato ideale per l'escursionismo naturalistico e l'osservazione guidata della natura.
  • Quali sono le principali attrazioni geografiche e le quote altimetriche?
    Il parco copre circa 23.000 ettari e comprende quattro riserve naturali: Lamarossa, Orecchiella, Pania di Confino e Guadine Pradaccio. Il territorio è caratterizzato da montagne appenniniche, con cime che non superano solitamente i 1.700 metri, come la Pania di Confino. Tuttavia, alcune vette come il Monte Cusna e il Monte Prado superano i 2.000 metri. Altre catene rilevanti includono il Monte Vecchio e il Monte Orsario. Il paesaggio alterna praterie panoramiche a dense foreste, offrendo scenari di rara bellezza.
  • Come si visita il Parco e quali servizi sono disponibili?
    La visita deve seguire le indicazioni dell'Ente Parco, attivo dal lunedì al venerdì con orari specifici per ufficio. È possibile partecipare a percorsi guidati nei boschi e nelle praterie, ideali per escursionismo e osservazione naturalistica. I sentieri sono dotati di rifugi per il riposo. Per quanto riguarda la gastronomia, i visitatori possono degustare prodotti tipici locali durante sagre paesane o presso agriturismi della zona. La gestione del parco è affidata a un ente pubblico sotto la vigilanza del Ministero dell'Ambiente.