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Funghi

amanita muscaria

Stavolta partliamo dell'amanita muscaria, fungo velenoso conosciuto anche come "amanita allucinogena". Come riconoscerlo e quali effetti provoca

di Redazione

08 novembre 2013

Amanita muscaria

Appartiene alla classe dei funghi velenosi. E’ forse quello più conosciuto, non solo nei nostri boschi, ma anche all’estero. Non vogliamo farvi attendere troppo e diciamo subito che stiamo parlando dell’amanita muscaria, specie velenosa conosciuta anche come “fungo allucinogeno”, per i suoi effetti sul sistema neurologico. L’amanita muscaria è un fungo appartenente al genere amanita. Se ne distinguono diverse varietà, tutte classificate come velenose. Abbiamo scelto di parlarne nella nostra rubrica perché l’amanita muscaria vanta una storia molto antica. Alcuni popoli la usavano nei riti di iniziazione, mentre altri ancora la consumavano ( erroneamente) perché ritenuta commestibile. L’importanza dell’amanita muscaria nel mondo dei funghi e della micologia in genere è legata ai suoi effetti psicotropi. Le sostanze contenute nel cappello hanno infatti effetti simili alle droghe e agli allucinogeni. Ecco perché è importante recensire questo fungo: per starne alla larga e per imparare a riconoscerlo quando si va in cerca di funghi commestibili.

Caratteristiche

L’amanita muscaria è un fungo che compare in autunno nei boschi di conifere e latifoglie. E’ ampiamente diffuso nel Nord Italia, nei paesi dell’Est e con le giuste condizioni climatiche si trova abbondantemente un po’ dappertutto. Gli esemplari si presentano con il classico cappello circolare dei funghi. Questa struttura ha un diametro che va da sei a venti centimetri, è colorata di rosso e presenta delle verruche biancastre che rappresentano i resti del velo. La cuticola è umida o viscida, il gambo è cilindrico e abbastanza stretto o slanciato. Lo stesso presenta anello e volva e raggiunge anche un’altezza di venticinque centimetri. La sua base è bulbosa, poi cava, con delle squame simili alla forfora. Le lamelle sono fitte, separate tra l’una e l’altra con all’interno delle lamellule. Queste strutture sviluppano l’imenio, parte fertile del fungo che emette le spore, di solito bianche, massive e di forma ovale. L’amanita muscaria ha una carne inodore, dolciastra, bianca, soda e giallastra sotto la cuticola e il cappello. Nella fase giovanile, il fungo si presenta come una sfera simile a un uovo. Questa sfera, dopo la maturazione, si apre assumendo la classica forma del cappello. Da questa caratteristica deriva anche il nome comune del fungo, che viene chiamato anche “ovulo malefico” oppure“ovolaccio” Altro nome comune dell’amanita muscaria è “cappero allucinogeno”. Esistono diverse varietà di amanita muscaria, circa sette. Una di queste, l’amanita muscaria aureola, con cappello arancione e senza verruche bianche, può essere facilmente confusa con l’amanita caesarea, fungo commestibile.

Proprietà

L’amanita muscaria è un fungo velenoso, non si può quindi consumare. La sua non commestibilità dipende dal fatto che contiene delle sostanze in grado di agire sul sistema nervoso e neurologico causando sintomi psicomotori, come allucinazioni, deliri e tremori. L’ingestione casuale del fungo provoca anche la cosiddetta “sindrome panterina”, dal nome di un altro fungo velenoso, l’amanita phalloides. Questa sindrome comprende anche disturbi gastrointestinali ( non sempre presenti), dilatazione delle pupille, modifica del battito cardiaco, allucinazioni olfattive e visive, depressione, sensazione di sognare e mania di suicidio. Le sostanze neuroattive del fungo sono l’acido ibotenico, il muscimolo e il muscazone. La concentrazione di muscazione varia in base alla zona di raccolta del fungo e non permette di identificare tutti i disturbi che è in grado di provocare nell’uomo. La muscarina invece è sempre presente in tutti gli esemplari. Questa sostanza viene completamente eliminata con le urine, che la contengono intatta, cioè con la sua formulazione originaria. In passato,infatti, i popoli antichi bevevano l’urina di chi aveva mangiato l’amanita muscaria per provare sensazioni allucinatorie. Altre sostanze psicotrope isolate nel fungo sono l’atropina, responsabile delle dilatazioni pupillari e la bufotenina, altra sostanza neuroattiva presente in una razza di rospi che in passato veniva usata per preparare i filtri delle streghe.

Curiosità

Per i suoi effetti psicotropi, l’amanita muscaria è stata da secoli usata per i riti di iniziazione degli sciamani. Fin dai tempi remoti era noto che il fungo provocasse allucinazioni. Nei riti di iniziazione si usava quindi bere l’urina di chi aveva mangiato amanita muscaria. In genere si beveva la quinta o sesta emissione di “pipì”, poiché questa conteneva sostanze allucinogene, ma non tutte le altre sostanze tossiche del fungo. Agli inizi del Novecento, alcuni scienziati usarono l’amanita muscaria per estrarre un preparato che uccideva le mosche, da qui deriva probabilmente il nome “muscaria”. Non tutte le mosche trattate con gli estratti dell’amanita però morivano. Si vide invece che gli estratti bloccavano la crescita delle larve di drosophila melanogaster o moscerino dell’aceto. Alcuni popoli, invece, considerano l’amanita muscaria commestibile. Accade in Giappone, dove l’amanita muscaria viene consumata in salamoia dopo averla lavata più volte o bollita a lungo. In Sud Africa e in Nord Europa, l’amanita muscaria viene usata come farmaco stimolante.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi dell'avvelenamento da Amanita muscaria?
    L'ingestione provoca la "sindrome panterina", caratterizzata da disturbi psicomotori come allucinazioni visive e olfattive, deliri, tremori e depressione. Possono manifestarsi anche sintomi fisici come la dilatazione delle pupille, alterazioni del battito cardiaco e, talvolta, disturbi gastrointestinali. In casi gravi si registrano sensazioni oniriche e persino manie suicide. È fondamentale sapere che le sostanze neuroattive agiscono direttamente sul sistema nervoso centrale.
  • È vero che l'Amanita muscaria è commestibile in alcune culture?
    Sì, in alcune regioni come il Giappone, il fungo viene consumato dopo un trattamento specifico che ne riduce la tossicità. Il metodo consiste nel lavarlo accuratamente in salamoia o bollirlo a lungo per eliminare le sostanze pericolose. Tuttavia, questa pratica rimane rischiosa e non dovrebbe mai essere tentata senza competenze micologiche avanzate, dato che la concentrazione di tossine varia in base alla zona di raccolta e allo stato di maturazione del fungo.
  • Come riconoscere l'Amanita muscaria nel bosco?
    Si identifica facilmente grazie al cappello rosso circolare, grande fino a 20 cm, coperto da verruche biancastre residue del velo. Il gambo è bianco, cilindrico, alto fino a 25 cm, dotato di anello e di una base bulbosa chiamata volva. La carne è bianca, soda e inodora. Attenzione: esiste la varietà 'aureola', dal colore arancione e priva di verruche, che può essere confusa con l'Ovulo buono (Amanita caesarea), rendendo il riconoscimento critico.
  • Quali sostanze chimiche rendono velenoso questo fungo?
    La tossicità è dovuta principalmente ad acido ibotenico, muscimolo e muscazone, che causano effetti psicotropi. È presente anche la muscarina, una sostanza neurotossica costante in tutti gli esemplari, eliminata tramite le urine. Inoltre, il fungo contiene tracce di atropina (che dilata le pupille) e bufotenina. La variabilità nella concentrazione di queste sostanze rende imprevedibile la gravità dell'intossicazione in ogni singolo caso.
  • Perché si beveva l'urina di chi aveva mangiato Amanita muscaria?
    Anticamente, gli sciamani e alcuni popoli bevevano l'urina delle persone che avevano ingerito il fungo, specialmente dalla quinta alla sesta emissione. Questo avveniva perché l'urina contiene ancora le sostanze allucinogene attive, ma molte delle altre tossine più pericolose vengono filtrate dai reni e eliminate. Era un modo per ottenere effetti psicotropi riducendo leggermente il rischio di avvelenamento grave, sebbene rimanesse comunque pericoloso.