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Funghi

amanita pantherina

In questa pagina, svelate le caratteristiche e la tossicità della temibile amanita pantherina. Cosa sapere su questo fungo e come evitarlo

di Redazione

26 novembre 2013

Amanita pantherina

Stavolta parliamo di un fungo che molti considerano velenoso ma non troppo. In realtà si tratta di un fungo molto tossico e velenoso, da non consumare assolutamente e da evitare. Nonostante il suo aspetto sia gradevole, questo fungo è annoverato nella lista nera dei funghi velenosi in grado anche di provocare la morte, specie se se ne ingeriscono alcune specifiche quantità. Quanto appena detto si riferisce all’amanita pantherina, specie appartenente alla variegata famiglia delle amanitaceae o amanite. L’amanita pantherina è uno stretto concorrente dell’amanita muscaria, a cui abbiamo dedicato uno specifico approfondimento tra le pagine del nostro sito. La presenza di sostanze tossiche è stranamente maggiore nel primo fungo e sembra che molte intossicazioni siano provocate proprio dall’ingestione di amanita pantherina. In ogni caso bisogna stare alla larga anche dall’amanita muscaria. Tutti e due, amanita pantherina e muscaria, sono dunque da evitare.

Caratteristiche

L’amanita pantherina cresce dall’estate all’autunno sotto i boschi di latifoglie e conifere. Non si tratta di una specie rara ed è facile incontrarla durante la raccolta del funghi. L’amanita pantherina si presenta con un cappello conico, lievemente a campana, di colore marrone o nocciola e con un diametro compreso tra dieci e quindici centimetri. Sullo stesso sono presenti delle piccole verruche bianche. Queste servono a distinguere l’amanita pantherina dalle specie commestibili. Ma attenzione: con il clima umido, le verruche bianche spesso scompaiono, rendendo il fungo molto simile alle varietà commestibili. Quindi, per riconoscerlo dai funghi buoni non basatevi solo sulla presenza delle verruche, ma osservate anche altri particolari. Le lamelle dell’amamita pantherina sono fitte, bianche, con presenza di lamellule e non legate al gambo. Quest’ultimo è bianco, cilindrico, lungo da 12 a 16 centimetri e a forma di bulbo ingrossato verso la base. L’amanita pantherina presenta anche un anello molto basso e una volva bianca e aderente alla parte del bulbo alla base. La carne del fungo è bianca, soda e non cambia colore se toccata o a contatto con l’aria. L’odore è assente, mentre il sapore è dolciastro. Le spore sono massive, bianche, lisce e non amiloidi.

Tossicità

Come già detto, l’amanita pantherina è il diretto concorrente dell’amanita muscaria, per la tossicità e per le sostanze che contiene. Questo fungo, infatti, contiene acido ibotenico, muscimolo e muscazone, sostanze responsabili della cosiddetta “sindrome panterinica”. Questa sindrome si presenta dopo l’ingestione del fungo. I sintomi sono simili a quelli dell’amanita muscaria e quindi problemi gastrointestinali, non sempre presenti, depressione, allucinazioni, sonno comatoso, euforia, disturbi psicomotori ed ebbrezza. La quantità di sostanze tossiche è superiore nell’amanita pantherina piuttosto che nell’amanita muscaria, ciò spiega il maggior numero di casi di intossicazione imputabili al primo fungo. L’amanita pantherina, se ingerita in certe quantità, può anche causare la morte. Queste quantità “letali” corrispondono a novanta milligrammi di acido ibotenico e a cinque, dieci milligrammi di muscimolo e muscazone. Le dosi appena citate sono contenute in solo cento grammi di amanita pantherina fresca. In caso di ingestione casuale del fungo, la terapia disintossicante e salvavita comprende lavanda gastrica, carbone attivo, sedativi, solfato di magnesio e infusione di sostanze via flebo. Questi interventi vengono attuati in ambito ospedaliero.

Somiglianze

L’amanita pantherina si può confondere anche con altre specie di funghi, sia velenosi che commestibili. La confusione con le specie commestibili avviene quando sul cappello del fungo non sono presenti le famigerate verruche bianche. Altre somiglianze sono con l’amanita ceciliae, fungo velenoso da crudo, l’amanita rubescens, fungo velenoso da crudo e commestibile solo dopo una cottura molto lunga, e l’amanita junquilleia, fugo velenoso sempre da crudo ma pericoloso e quindi sconsigliato anche da cotto. L’amanita pantherina comprende diverse varietà, tutte con gli stessi effetti tossici. Si tratta delle varietà velatipes, abietum e alba. L’ultima si può confondere con i comunissimi funghi prataioli ed è per questo che viene considerata molto pericolosa. L’amanita pantherina è conosciuta anche con i nomi di tignosa bruna, tignosa panterina, tignosa bigia e tignosa rigata. Il nome scientifico deriva invece dalla famiglia di appartenenza, amanitaceae e dal termine latino “pantherinus”, che si riferisce alla “pantera” per la forma e il colore del cappello. Vista la difficoltà oggettiva a riconoscere le varietà di amanita pantherina dai funghi commestibili, si raccomanda estrema cautela ed esperienza nel praticare l’attività di raccolta. In caso di dubbi, bisogna sempre far controllare gli esemplari raccolti ai micologi della Asl territoriale di appartenenza. Si sconsiglia anche di consumare l’amanita pantherina sia da cruda che da cotta. La cottura, infatti, non elimina le sostanze potenzialmente tossiche, anzi, le rende ancora più attive e letali.

Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi principali dell'intossicazione da Amanita pantherina?
    L'ingestione provoca la 'sindrome panterinica', caratterizzata da sintomi neurotossici e gastrointestinali. Tra i segni più comuni vi sono nausea, vomito, depressione, euforia, disturbi psicomotori e allucinazioni visive o uditive. Nei casi gravi, l'avvelenamento può portare a sonnolenza profonda, coma e persino al decesso. È fondamentale notare che i sintomi possono comparire entro poche ore dall'ingestione e richiedono immediato soccorso medico.
  • È possibile rendere commestibile l'Amanita pantherina tramite la cottura?
    No, assolutamente no. A differenza di alcuni funghi velenosi che perdono tossicità con la bollitura prolungata, l'Amanita pantherina contiene sostanze come l'acido ibotenico e il muscimolo che non vengono distrutte dal calore. Anzi, la cottura può concentrare queste tossine o renderle più attive, aumentando il rischio di avvelenamento grave. Il consumo è sconsigliato in qualsiasi condizione, sia cruda che cotta.
  • Come distinguere l'Amanita pantherina dai funghi commestibili simili?
    La distinzione è critica perché in condizioni umide le verruche bianche sul cappello marrone possono scomparire, rendendo il fungo simile a varietà commestibili. Tuttavia, l'A. pantherina presenta sempre un anello basso sul gambo e una volva bianca aderente alla base bulbosa. Le lamelle sono bianche, fitte e libere. La somiglianza con i funghi prataioli (specialmente la varietà 'alba') è particolarmente pericolosa; solo un esperto può distinguerli con sicurezza grazie alla struttura della base e delle lamelle.
  • Quale quantità di Amanita pantherina è sufficiente per causare la morte?
    La tossicità è estremamente elevata. Dosi letali per un adulto possono essere contenute in soli 100 grammi di fungo fresco. Specificamente, circa 90 mg di acido ibotenico e 5-10 mg di muscimolo/muscazone sono sufficienti per provocare il decesso. Poiché questi valori sono facilmente raggiungibili con pochi esemplari medi, il margine di errore è nullo. Qualsiasi ingestione accidentale deve essere trattata come emergenza medica immediata.
  • Cosa fare in caso di ingestione accidentale di questo fungo?
    In caso di ingestione, recarsi immediatamente al pronto soccorso. Gli interventi medici salvavita includono la lavanda gastrica per rimuovere il contenuto dello stomaco, la somministrazione di carbone attivo per assorbire le tossine residue e fluidi endovenosi per mantenere l'idratazione e supportare le funzioni vitali. Potrebbero essere necessari sedativi o solfato di magnesio per gestire i sintomi neurologici. Non aspettare la comparsa dei sintomi prima di cercare aiuto.

Scheda Tecnica

Amanita pantherina

Nome scientificoAmanita pantherina
FamigliaAmanitaceae
Tipo di piantaFungo basidiomicete
OrigineEuropa, Asia settentrionale e Nord America
EsposizioneBoschi di latifoglie e conifere, zone ombreggiate
TerrenoSuoli ricchi di humus, misti a ghiaia o sabbia
IrrigazioneNativa (cresce con le piogge stagionali)
FiorituraEstate-Autunno (agosto-ottobre)
AltezzaNon applicabile (fungo)
ConcimazioneNon applicabile (funghi saprofiti/micorrizici)
PotaturaNon applicabile (raccolta del fungo)
MoltiplicazioneSpore e micelio nel suolo
Malattie e parassitiSusceptible a muffe e insetti del legno
Difficoltà di coltivazioneDifficile da identificare con certezza per i principianti