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farfaraccio

Aggiornato il 25 luglio 20114 capitoli4 domande frequenti
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Cos’è

Il farfaraccio è una pianta erbacea perenne originaria delle aree a clima temperato freddo. Annovera diverse specie e appartiene alla famiglia delle Compositae o Asteraceae. Il nome botanico è Petasites per via delle grandi foglie a forma di cuore che richiamano quelle di un grande cappello. Questa pianta era conosciuta fin dai tempi dell’antica Roma, dove i botanici di allora la usavano ai tempi di Nerone attribuendogli lo stesso nome. Le specie sono molto varie e per questo variano anche i loro nomi, tra cui troviamo il Tussilago petasites hybridus o Tussilago farfara o farfaraccio comune, il Petasites pyrenaicus e il farfaraccio bianco ( Petasite bianca). Questa pianta si sviluppa nelle zone montane e boscose, in luoghi freschi e ombreggiati, ma anche vicino alle sorgenti dei fiumi. In base alla specie può fiorire all’inizio o alla fine della primavera, da marzo a maggio, anche se alcune varietà si sviluppano a gennaio. In Italia cresce nelle zone alpine, specie la varietà petasite bianca. Il farfaraccio è conosciuto anche come bàrdano domestico, erba per la tegna, lampazzo, petrasita, barbaz, tossilagine maggiore, barde e lavassa. Si presenta con un fusto alto fino a 120 centimetri con foglie che nascono dopo la fioritura. Il farfaraccio è un tubero cioè le gemme sono sottoterra dove si trovano i rizomi e le radici. I fiori hanno una classica forma a campanaccio di colore giallo, bianco e rosa violetto. Il frutto ha la caratteristica di ricoprirsi della classica peluria detta “pappo”.

Proprietà

Il farfaraccio è una pianta dalle riconosciute proprietà officinali. L’erboristeria tradizionale usava gli estratti di farfaraccio per curare la tosse, l’asma e la rinite allergica. La tradizione popolare usa il farfaraccio anche per curare i disturbi del tratto uro-genitale, gastrointestinale, la colecisti e l’emicrania. Sembra che gli estratti di farfaraccio abbiano anche proprietà spasmolitiche., cioè inibenti gli spasmi della muscolatura liscia, infatti si usano per alleviare i dolori mestruali. Le benefiche proprietà del farfaraccio si devono ai suoi componenti principali, quali etasina e isopetasina. Si tratta di due sostanze con un forte potere vasodilatatore che permette di ridurre i fastidi dell’emicrania, inibendo il rilascio delle sostanze che scatenano il mal di testa. Gli estratti della pianta inibiscono anche il rilascio di istamina, la sostanza responsabile dell’infiammazione alla base della congestione nasale e della rinite allergica. Essendo anche emollienti, i principi attivi del farfaraccio favoriscono anche l’espettorazione, calmando il sintomo della tosse. Altri usi della pianta si riferiscono alla sua attività contro l’eccitazione nervosa e l’insonnia. Tra i suoi principi attivi ricordiamo anche: prodotti a base di zolfo, alcaloidi, flavonoidi, sali minerali e inulina. Proprio per la presenza degli alcaloidi, l’uso di estratti di farfaraccio è sconsigliato a chi soffre di problemi epatici.

Come si usa

Le parti del farfaraccio usate in erboristeria sono le foglie, i rizomi o radici e i capolini dei fiori. Per calmare la tosse si usano le foglie appena raccolte, da cui si ottengono infusi e tisane. La dose consigliata di infuso è di due, tre tazze al giorno da assumere per non più di un mese. L’infuso di foglie si usa in caso di mal di testa, tosse, asma, allergie e altri disturbi dell’apparato respiratorio. Un uso prolungato, infatti, potrebbe danneggiare gravemente la funzionalità epatica. L’infuso di foglie si usa anche per applicazioni esterne, utili in caso di arrossamenti o irritazioni della cute. Le foglie fresche trovano applicazione anche nella cosmesi dove si consiglia di applicarle fresche sul viso per ottenere un effetto decongestionante. Le foglie del farfaraccio si possono anche applicare tritate in caso di bruciature e infiammazioni e per lenire delle piaghe. Alcune parti del farfaraccio sono anche commestibili. I gambi delle foglie giovani, nella varietà petasites hybridus, infatti, si possono consumare bolliti e mescolati con delle bietole. Hanno un sapore simile a quello degli asparagi. Alcune popolazioni, come i giapponesi, usano i picciolo della varietà petasites japonicus come ortaggi arrosto o in salamoia. Il farfaraccio viene anche impiegato per sostituire il sale da cucina, ma il suo consumo deve essere moderato e limitato per via della presenza degli alcaloidi epatotossici. Se ne sconsiglia l’uso anche in gravidanza e allattamento.

Costi dei prodotti

Il farfaraccio viene venduto sotto forma di foglie e polvere per infusi e tisane. Per via di alcune recenti ricerche che ne hanno confermato la tossicità epatica e visto l’elevato contenuto di alcaloidi, è impossibile trovarlo in commercio sotto forma di integratore alimentare. Si potrà acquistare, infatti, solo sotto forma di erba sciolta per preparare infusi o tisane. Un chilo di erba sciolta di farfaraccio costa circa 35 euro. Si consiglia sempre di effettuare una comparazione tra i diversi canali di acquisto e di valutare solo i prodotti con il miglior rapporto qualità/prezzo.

Domande frequenti

  • Quali sono le principali proprietà medicinali del farfaraccio?
    Il farfaraccio è noto per le sue proprietà espettoranti, antitosse e antiallergiche grazie alla capacità di inibire il rilascio di istamina. Contiene etasina e isopetasina, sostanze con potente azione vasodilatatrice utile per contrastare l'emicrania. Viene tradizionalmente utilizzato per alleviare tosse, asma, rinite allergica, dolori mestruali e disturbi gastrointestinali. Inoltre, le sue proprietà emollienti favoriscono l'espettorazione e leniscono le irritazioni cutanee se applicato esternamente.
  • Come si prepara e si assume l'infuso di farfaraccio?
    Per preparare l'infuso, utilizzare le foglie appena raccolte. La dose raccomandata prevede il consumo di due o tre tazze al giorno. È fondamentale limitare l'assunzione a un periodo massimo di un mese, poiché un uso prolungato può causare gravi danni alla funzionalità epatica. L'infuso è indicato per mal di testa, tosse, asma e allergie. Può essere utilizzato anche per impacchi esterni su arrossamenti o irritazioni della pelle.
  • È sicuro consumare il farfaraccio? Quali sono le controindicazioni?
    L'uso interno del farfaraccio richiede cautela a causa della presenza di alcaloidi epatotossici. Non è consigliato a chi soffre di problemi epatici, né in gravidanza e durante l'allattamento. Recentemente, la tossicità epatica confermata ha portato alla scomparsa degli integratori alimentari a base di questa pianta dal commercio. Il consumo alimentare dei gambi giovani (bolliti) va moderato e limitato proprio per questi rischi tossicologici.
  • Si può mangiare il farfaraccio? Come si preparano le parti eduli?
    Alcune parti del farfaraccio, in particolare i gambi delle foglie giovani della varietà *Petasites hybridus*, sono commestibili. Vanno bolliti e possono essere mescolati con bietole, avendo un sapore simile agli asparagi. In Giappone, i piccioli di *Petasites japonicus* sono usati come ortaggi arrostiti o in salamoia. Tuttavia, il consumo deve essere saltuario e moderato a causa degli alcaloidi presenti, che rappresentano un rischio per il fegato se assunti in quantità elevate o frequentemente.

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