innesto

Innestare vuole dire inserire su di una pianta selvatica, che dà fiori o frutti insulsi, una gemma o ramo di una stessa o simile varietà che, nutrendosi della linfa del selvatico, sviluppi rami e foglie e col tempo produca fiori e frutti degni di merito. Ci sono molte specie di piante, in particolar modo quelle legnose, che non possono essere moltiplicate per talea o per margotta perché è molto difficile che emettano radici oppure impiegano troppo tempo a svilupparsi o per altro motivo e quindi non conviene applicare ad essere i suddetti mezzi di propagazione, quindi si dovrà ricorrere all’innesto. L’innesto è il ramo o la gemma inserita. Di tipi di innesto ce ne sono molti: l’innesto a gemma o a scudetto, adatto a piante giovani la cui corteccia è sottile e si salda facilmente, questo è il più usato e il più semplice da mettere in pratica. Questo innesto consiste nel praticare un’incisione sul fusto o su un ramo della pianta selvatica, ... continua

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Nel momento in cui, invece, la pianta da innestare fosse molto adulta oppure non fosse riuscito l’innesto a gemma, si ricorrerà con l’innesto a spacco che, in genere, viene eseguito nella stagione primaverile. Si recide la pianta da innestare all’altezza desiderata, si spacca il fusto e s’introduce nella spaccatura la base tagliata del ramicello d’innesto, di modo che le labbra della corteccia combacino perfettamente con quelle della pianta innestata, a questo punto si legherà con della raffia affinché l’innesto sia ben fermo. Molti altri sono i tipi d’innesto simili a quello a spacco: l’innesto Lee che consiste nel fare un taglio triangolare sulla pianta da innestare dove si introduce la base dell’innesto che deve essere tagliata in modo da riempire per interno il taglio su di essa praticato. Per innestare la rosa, la camelia ed altre piante di serra, si userà l’innesto inglese per il quale sarà necessario che l’innesto e la pianta da innestare siano dello stesso diametro; per aver maggior sicurezza di riuscita si ricorrerà all’innesto inglese perfezionato, esso non è altro che una modificazione dell’innesto inglese semplice.

L’innesto, sia esso gemma o ramo, deve provenire da una pianta sana ed avere le gemme complete; i tagli devono essere fatti con ferri affilati e puliti. Ricordatevi sempre che le piante innestate hanno bisogno di cure continue affinché l’innesto abbia uno sviluppo normale.

Nella pratica agraria esistono tantissimi tipi di innesto, alcuni molto conosciuti e praticati, altri ancora da scoprire. Nella nostra sezione approfondiremo proprio tutte le tecniche di innesto, e non solo quelle a gemma o a marza, come abbiamo appena descritto poche righe sopra, ma anche quelli per determinati tipi di piante, come gli alberi da frutto, le piante ornamentali e gli agrumi. Sostanzialmente, però, gli innesti si possono classificare o raggruppare in due sole grandi categorie: a marza e a gemma. La marza sarebbe la porzione di un rametto legnoso o semilegnoso contenente delle foglie o delle germogli, la gemma, invece, è solo il germoglio senza ramo. La scelta tra un tipo di innesto e l’altro dipende esclusivamente dal tipo di pianta che si va ad innestare. In genere, l’innesto a gemma riguarda le piante giovani, con una corteccia facilmente lavorabile e le specie ornamentali, mentre l’innesto a marza riguarda le piante più adulte, con corteccia invecchiata e indurita e gli alberi da frutto. Le gemme e le marze rappresentano le parti da innestare in un’altra pianta chiamata “portainnesto”. Quest’ultimo dovrà proprio accogliere la marza o la gemma all’interno di uno spacco o di una cavità o porzione di corteccia aperta nel tronco o nel fusto. Portainnesto e gemma o portainnesto e marza costituiscono i due principali componenti dell’innesto, detti “bionti”. Tutte queste terminologie tecniche saranno meglio approfondite all’interno dei singoli articoli della nostra sezione. Tornando alle varie tipologie di innesto, nella pratica agraria esistono gli innesti a spacco, che si effettuano con le marze, e gli innesti a gemma. Gli innesti a spacco sono: a spacco intero, a spacco semplice, a doppio spacco, a corona, a spacco pieno e a spacco laterale. Nell’innesto a spacco intero, viene praticato un taglio orizzontale lungo tutta la superficie del portainnesto e poi un taglio verticale. La marza appuntita viene inserita all’interno del taglio praticato nel portainnesto, di solito in posizione centrale alla superficie del portainnesto. Nell’innesto a spacco semplice, invece, nel taglio si inseriscono due marze con lo stesso diametro. In questo caso le marze saranno collocate alle estremità del taglio. L’innesto a doppio spacco, invece, è simile allo spacco semplice, solo che viene praticato un altro taglio obliquo più profondo per aumentare il contatto delle marze con il portainnesto. Nell’innesto a spacco laterale, si pratica un taglio obliquo ai lati del portainnesto, dove viene inserita la marza. Questo innesto serve a rinfoltire piante che hanno perso alcuni rami. Nell’innesto a corona, il taglio viene praticato quasi ai bordi del portainnesto, dove si inseriscono più marze che sembrano formare proprio una corona attorno al portainnesto stesso. Nell’innesto a spacco pieno, portainnesto e marze hanno lo stesso diametro e vengono tagliate a forma di U o V, fecendole combaciare perfettamente. Gli innesti a gemma possono essere a T o a scudetto, a T rovesciata, a doppio scudo, a intarsio, a zufolo, a pezza e a triangolo. Nell’innesto a T o a scudetto, la porzione di gemma e corteccia si inserisce proprio nel taglio a forma di T praticato nel portainnesto. Nella T rovesciata, invece, si pratica un taglio al contrario, una T rovesciata, appunto, dove viene inserita la gemma. Nell’innesto a doppio scudo, all’interno del taglio si inserisce la gemma e una porzione di corteccia che fa da terzo componente dell’innesto. Nell’innesto a intarsio, detto anche a maiorchina, la gemma con una porzione di corteccia, detta scudo o scudetto, viene inserita in un’incisione che ha la stessa forma dello scudo. Nell’innesto a zufolo vengono praticati due tagli orizzontali sul portainnesto da cui si rimuove un po’ di corteccia. Nell’innesto a pezza si preleva una porzione di corteccia di forma rettangolare all’interno della quale si inserirà la gemma con la stessa forma. Nell’innesto a triangolo, si pratica un taglio orizzontale e poi un taglio a triangolo nel bordo del portainnesto. All’ interno di quest’ultimo si inseriranno tre marze. L’innesto a gemma può essere effettuato a gemma dormiente e a gemma vegetante. L’innesto a gemma dormiente si effettua in autunno, mentre l’attecchimento si avrà la primavera successiva. Quello a gemma vegetante si effettua , invece, a primavera, mentre l’attecchimento si avrà nel corso della stessa stagione. Marze e gemme devono essere protetti dagli agenti esterni e legati al portainnesto tramite mastice o rafia. Le legature vanno controllate periodicamente e sostituite con lacci nuovi e più resistenti. Se le ferite sono state chiuse con il mastice, questo va sostituito periodicamente con mastice più fresco. Ricordarsi anche che i tagli per gli innesti vanno effettuati con coltelli dalle lame pulite e affilate. Gli attrezzi per innesto vanno anche puliti e disinfettati sia prima che dopo l’uso. Questo accorgimento evita di trasmettere gravi malattie alle piante innestate. Ulteriori dettagli sugli innesti, all’interno degli articoli della nostra sezione.

Cosa può succedere se si porta all'estremo la tecnica dell'innesto? Si può arrivare a realizzare un albero speciale che da solo produce 40 tipi diversi di frutti? Un professore d'arte (ed appassionato di giardinaggio) della Syracuse University, Sam Van Aken, c'è riuscito! In un solo ibrido è racchiuso un intero frutteto: dai suoi rami pendono tantissimi frutti diversi che maturano in estate, dalle prugne alle albicocche, dalle pesche alle susine. Se per gran parte dell'anno sembra un albero normale, la magia accade in primavera, durante il periodo di fioritura. Chi lo vede resta sbalordito dall'incredibile varietà delle sue colorazioni. Può assumere, infatti, colorazioni che vanno dal bianco al viola, al rosso, al rosa. Il professore aveva nel 2008 adottato un frutteto, che stava per essere abbandonato, a New York e iniziò a studiare il periodo di fioritura e di maturazione delle varie specie di piante. Durante quegli studi gli venne un'idea incredibile e unica: condensare in un solo albero tutto il suo frutteto. Nasce così l'albero dei 40 frutti. L'idea però vuole essere anche un messaggio sull'importanza della biodiversità e del rispetto per la nostra eredità naturale. Non solo, questo albero è anche un'ottima soluzione per soddisfare il fabbisogno alimentare di un intera famiglia, evitando gli sprechi. Un albero buono, sotto molti aspetti!

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